«Rinnegata da mia madre suora»

Andrea Acquarone

da Milano

Trentacinque anni fa quando si chiamava «semplicemente» Maria Viglianti, insegnante, madre di quattro figli, nonostante fosse una moglie teneramente innamorata, con convinzione si schierò accanto al partito. Era segretaria della federazione provinciale del Pci a Capo d’Orlando. E disse «sì». La legge che finalmente permetteva il divorzio, per lei, era cosa «buona e giusta». Come sopire quella vocazione rossa che le pervadeva l’anima? Da lì a poco sarebbe persino diventata sindaco - donna e perdipiù comunista - in un paesino della Sicilia arroccato sulla montagna. Quasi uno scandalo a Castel di Lucio. Tentò anche l’avventura in Senato, all’epoca per il Pds; le sfuggì per una manciata di voti. Oggi forse potrebbe sedere a palazzo Madama se ci avesse riprovato. Ma adesso che non è più solo Maria Viglianti ma solo e soprattutto suor Giovanna Francesca, ha «abiurato». Al punto da non permettere alla figlia di assistere alla sua cerimonia di «professione perpetua». Motivo: è separata e vive con un altro uomo.
«Forse la Chiesa ha trovato un nuovo pastore, ma io ho perso una madre». Costanza Viglianti, 39 anni, primogenita dei quattro figli di suor Giovanna, cela a stento l’amarezza. «Papà non c’è più ormai da anni e lei ci ha lasciati soli. Ha abbandonato la sua famiglia in nome di Dio. Ma anche quei valori di libertà e indipendenza che per anni ci ha inculcato».
Se lo aspettava?
«Proprio no. Nonostante per me sia ancora difficile e doloroso accettare la sua scelta di vita, non avrei mai immaginato di dover leggere una lettera simile».
Cioè?
«Poco prima di ricevere i voti davanti al cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi, mia madre, o forse dovrei chiamarla suor Giovanna, mi ha invitata a venire alla cerimonia da sola. Senza il mio nuovo compagno. Entrambi abbiamo un matrimonio fallito alle spalle, non siamo sposati. Sembra che l’“ordine” sia arrivato dalla madre superiora. In caso mi fossi presentata con lui non mi avrebbe parlato».
Dunque?
«Non sono andata. Ed è ormai più di un mese che non la incontro».
Non sente il bisogno di vederla?
«In questo momento, per come mi sento adesso, no. Quella sua intransigenza mi ha ferita. Forse più ancora del fatto di essermi sentita abbandonata. Avevo poco più di 30 anni, quando lasciò casa per il monastero. E avevo ancora bisogno di lei».
Come informò voi figli della sua decisione?
«Era sul finire del 1999. Un giorno, l’11 dicembre, ci fece sedere tutti insieme. E ci disse che aveva ricevuto un dono: la vocazione e che quella ormai doveva essere la sua strada. Lo desiderava - ci spiegò - fin da ragazza, poi aveva incontrato nostro padre Ignazio, si erano sposati dopo soli due mesi. Era stato un grande amore il loro...».
Prima comunista impegnata nelle battaglie più dure e poi suora di clausura. Non le sembra inconciliabile?
«Mia mamma è sempre stata cattolica. Essere comunisti, lo ripeto sempre, non vuol dire non essere cattolici. Mia madre è sempre andata in chiesa, è sempre stata religiosa e la sua ideologia comunista non è mai stata in contrasto con la sua fede cristiana, anzi i suoi ideali di fratellanza, di altruismo, di solidarietà erano rimasti vivi anche quando smise con la politica».
Perché, secondo lei, abbandonò?
«Diceva solo che non le interessava più...».
Avrebbe mai immaginato questo epilogo?
«Io, così come il resto della famiglia, sono rimasta impietrita. Tutto ci saremmo aspettati tranne una cosa del genere. E adesso sono talmente arrabbiata da non riuscir più nemmeno a farmi il segno della croce».
I suoi fratelli la pensano come lei?
«Ognuno di noi ha reagito in modo diverso. Forse loro sono orgogliosi di suor Giovanna Francesca. Io invece non riesco a sopportare di dover incontrare una madre che in qualche modo ha rinnegato i suoi valori. E poi non tollero di doverla vedere da dietro le sbarre...».
Andrea Acquarone