«Rinunciamo al cuneo, ma lasciateci il Tfr»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Tutti contro la Finanziaria. Piccoli industriali, commercianti e artigiani ieri hanno avuto l’occasione di manifestare, nel corso delle rispettive audizione alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, il proprio disappunto per i contenuti della Finanziaria 2007, penalizzante per le classi produttive del Paese.
Il dato più significativo, tuttavia, è rappresentato dalla presa di posizione di Confapi, l’associazione delle Pmi presieduta da Paolo Galassi. «Siamo pronti a rinunciare al cuneo fiscale ma chiediamo che il Tfr rimanga nella disponibilità delle imprese», ha sottolineato la confederazione. Un segnale di profonda divergenza rispetto alle prese di posizione della sorella maggiore Confindustria che invece sta cercando di difendere entrambe le misure per non determinare un calo di competitività del sistema-Italia, già alle prese con l’aumento dei prezzi alla produzione certificato dall’Istat che si riverbera negativamente sulla capacità di stare sul mercato. «La riduzione del cuneo fiscale - ha aggiunto Confapi - non è il provvedimento necessario a sostenere la competitività delle pmi italiane se il prezzo che devono pagare è la perdita della principale fonte di autofinanziamento». Una dura reazione contro un provvedimento che viene definito uno «scippo scandaloso».
Confcommercio non ha certo fatto complimenti. «Con questa manovra - ha ribadito l’organizzazione guidata da Carlo Sangalli - è impossibile accelerare il passo della crescita economica. Nessun Paese potrebbe coniugare risanamento e crescita con una pressione fiscale che rischia di arrivare al 42% del pil, il dato più alto dal 1997». Insomma, la Finanziaria va «cambiata profondamente» perché «ci sono troppe tasse» e «nessuna scelta di riduzione della spesa pubblica». Senza contare tassa di soggiorno, riforma del Tfr e aumento dei contributi per lavoratori autonomi e atipici. Misura quest’ultima che «colpisce l’unico strumento agevolato di ingresso nel mercato del lavoro con un conseguente aumento dei costi di 350 milioni di euro». Anche sulla riduzione del cuneo, Confcommercio è critica perché non tiene conto della flessibilità di altri settori «beneficiando una platea di appena 500mila imprese». In alternativa si propone un’ampia no-Irap area.
Ma anche Confesercenti ha riservato qualche sorpresa. Dall’associazione dei commercianti tradizionalmente vicina al centrosinistra è giunta una bella denuncia. «Con la Finanziaria per commercianti, artigiani e Pmi c’è un maggiore esborso di 783 euro annui con una riduzione totale del reddito per 4 milioni di soggetti pari a 3,211 miliardi euro annui», ha riferito il presidente Marco Venturi chiedendo una Finanziaria diversa da quella attuale entro fine anno. Anche Confartigianato e Cna hanno di che lamentarsi. Prodi farà retromarcia anche con loro?