RIOTTOSITÀ PREVENTIVA

L’invito di Casini alle forze della maggioranza e dell’opposizione ad approvare subito, negli scampoli dell'anno 2005, la legge sul risparmio è uno di quei gesti che danno il segno del possibile ruolo della politica in una situazione di emergenza, com'è quella aperta dalla tempesta giudiziaria che si è abbattuta sul sistema finanziario italiano. Segue l'iniziativa di Tremonti e la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio dei ministri e sottolinea l'urgenza di un intervento che non sia solo limitato alla soluzione del «caso Fazio», ma che sia destinato ad incidere sulla crisi di fiducia che serpeggia nell'opinione pubblica.
Il presidente della Camera ha indicato un possibile percorso e le reazioni sono state generalmente positive. C'è una novità, in un bipolarismo militarizzato in cui la ricerca di una soluzione parlamentare concordata è sempre stata bollata a sinistra con il termine spregiativo di «inciucio», basti ricordare quello che accadde con la Bicamerale. Non è dunque usuale vedere Romano Prodi dichiararsi disponibile all'idea di un dialogo con il centrodestra e non cedere alla tentazione di rispedire la proposta al mittente. Esattamente come, su questi stessi argomenti, non è usuale vedere nel centrodestra una concordanza di opinioni. C'è da chiedersi se sia giunta al termine la stagione iniziata con gli scandali di Parmalat e di Cirio, durante la quale l'Italia è rimasta prigioniera di un paradosso: c'è stato un largo consenso su tutto ciò che non era realizzabile e c'è stato il massimo della frantumazione nel momento delle decisioni. Con il risultato, sottolineato in questi giorni da tutti, di un'abdicazione della politica e dell'irruzione della magistratura con una tale forza da rievocare il passato di «Mani pulite».
Colpisce, in questo contesto, che l'unica reazione di rilievo in qualche modo ostile all'invito di Casini sia venuta da D'Alema, cioè dal presidente del principale partito dell'opposizione, più pronto al metodo della ritorsione polemica che all'apertura verso le possibilità di soluzione del problema. Probabilmente pesano, su questa indisponibilità, diversi fattori. Certo a D'Alema, nell'area culturale del centrosinistra, è stata spesso e volentieri associata la parola «inciucio». C'è poi da aggiungere la difficoltà della Quercia di fronte al coinvolgimento di Consorte e dell'Unipol nelle inchieste della magistratura, con la conseguenza della caduta dell'assioma della «diversità», cioè di uno dei suoi pilastri ideologici, per di più nel conto alla rovescia per le elezioni. Una difficoltà dalle conseguenze difficili da calcolare, sia nel rapporto con gli alleati - il conflitto con la Margherita è sotto gli occhi di tutti - sia nell'insieme degli equilibri.
Ma il presentarsi come l'unica forza scettica sulla possibilità di un impegno comune di maggioranza e opposizione per approvare subito la legge sul risparmio, anzi come l'unica forza sostanzialmente indisponibile, pone un interrogativo di fondo sulla capacità della Quercia di compiere realmente delle scelte di governo quando si tratta di intervenire su quella delicata e complicata matassa rappresentata dal rapporto tra il potere politico e il potere finanziario. Se l'invito di Casini è ad intervenire su un'emergenza nel nome di un interesse nazionale, la riottosità preventiva dei Ds appare più il frutto di una preoccupazione di parte, al timore di assumere responsabilità - come partito e anche come schieramento - nella definizione di regole in un potere decisivo com'è quello finanziario. Una brutta prova.