Riparazioni navali chiedono spazi: «O moriremo»

«Senza spazi adeguati il settore delle riparazioni navali è destinato a morire, o a compiere scelte radicali per sopravvivere». Industriali e rappresentanti dei lavoratori ribadiscono insieme le loro esigenze alla luce del progetto per il nuovo waterfront di Genova. Un protocollo d'intesa è stato firmato ieri nella sede di Assindustria in via San Vincenzo, e riguarda il settore delle riparazioni navali, 750 milioni di euro di fatturato, 2700 posti di lavoro tra addetti e indotto. «Abbiamo bisogno di tre condizioni per continuare a lavorare a Genova - ha detto Sergio Scarsi, responsabile della sezione industria cantieristica navale di Assindustria - 340 mila metri quadrati di superficie per le operazioni, 3.500 metri lineari di banchina e dell'arrivo del Sesto Bacino. Altrimenti, che porto e istituzioni ci dicano chiaramente che diamo fastidio, in modo che possiamo prendere le nostre decisioni». La dura presa di posizione arriva a poche ore dalla presentazione (oggi) dell'ultima versione dell'Affresco di Renzo Piano agli industriali che operano nel settore, una versione che conterrebbe forti modifiche in senso restrittivo degli spazi destinati alle riparazioni. «Vedrò volentieri il progetto: le opere d'arte mi piacciono, vado spesso agli Uffizi - ironizza Scarsi - ma speriamo vivamente che quello che ci proporranno sia perlomeno discutibile e modificabile. Se invece di 350 mila ci daranno 100 mila metri quadrati di aree, vorrà dire che il comparto dovrà chiudere».