An riparte da Aracri «Torneremo in mezzo alla gente»

Il nuovo segretario regionale: «Per rilanciarci dobbiamo ristrutturare la macchina organizzativa»

Enza Colagrosso

Dopo l’azzeramento delle nomine in Alleanza nazionale, Fini inizia il nuovo giorno con la designazione dei 19 segretari regionali che avranno, per primi, il compito di rilanciare il partito. Per il Lazio la scelta è caduta su Francesco Aracri, da poco riconfermato alla Regione con un importante successo elettorale. Abbiamo provato a chiedere al neoeletto segretario il perché di alcune scelte, le prospettive future sue e del partito, che cosa pensa accadrà in An, soprattutto dopo il siluramento attuato dal presidente Fini nei confronti dei cosiddetti colonnelli, che qualche giorno fa avevano espresso notizie pesanti su di lui.
All’indomani dell’azzeramento di tutte le cariche nel partito, Fini oggi nomina i segretari regionali. Che cosa significa?
«Alleanza nazionale, già nell’ultima assemblea aveva espresso l’esigenza di una ristrutturazione interna del partito che le avrebbe dato la possibilità di un rilancio. Da questo la nomina dei coordinatori regionali fatta oggi (ieri, ndr) dal nostro presidente Fini. Queste nomine servono anche per rispondere a una delle nostre esigenze più pressanti: riavvicinarci al territorio».
Le nomine hanno visto il quasi totale ricambio dei segretari in carica. Qual è secondo lei il motivo?
«È vero, il ricambio c’è stato, ma questa è stata una scelta che non ha voluto però esprimere nulla di punitivo per nessuno. Si è cercato di ridistribuire le cariche prestando attenzione che una persona non ricoprisse più ruoli».
Lei ora prende il posto di Roberta Angelilli...
«Sì. Ora l’onorevole Angelilli farà il capogruppo al Parlamento Europeo, a dimostrazione di una totale ridistribuzione degli incarichi tesa a raggiungere il nostro solo obiettivo, che è quello di rilanciare il partito. Io con lei ho sempre lavorato in profonda sintonia. Anche per questo intendo assumere questo ruolo scegliendo una scia di continuità, ma cercando allo stesso tempo di trovare tutti quegli elementi attraverso i quali si potrà ricompattare il partito senza solleticare nuove divisioni».
Alleanza nazionale è un partito in crisi?
«Se di crisi vogliamo parlare allora non dobbiamo discutere tanto della crisi di An, quanto di quella che sta caratterizzando il quadro politico nazionale. Non voglio certo cadere nell’errore di cui parla nel Vangelo quando dice «non guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ma alla trave che è nel tuo». Certo però è difficile non vedere quello che succede a Sinistra. Si stanno ammazzando su tutto: dalla politica estera alla politica economica. Un solo ultimo esempio: la mozione fatta da Salvi, Napolitano e Mussi, alcuni dei principali esponenti Ds, rivolta alle regioni «rosse» accusate di sperperare il denaro pubblico».
E in Alleanza nazionale, ci si «sbrana»?
«L’ultima assemblea nazionale si è chiusa con un documento unitario che forse non è stato l’esaltazione del compromesso, ma di certo la dimostrazione che tutti ci siamo resi conto che è arrivato il momento che o si ha la forza di ristrutturare la macchina organizzativa per rilanciare il partito o altrimenti la musica si complica e si complica per tutti».
Lei come intende rilanciare il partito?
«Intendo prima di ogni altra cosa ritornare con più forza in mezzo alla gente ristabilendo un rapporto più saldo con tutti gli strati sociali. Questo lavoro intendo farlo con la collaborazione e l’aiuto di coloro che gestiscono le nostre federazioni per ricreare quell’apparato capillare che è l’unico mezzo per la totale penetrazione del nostro partito nel tessuto sociale. La politica nasce dal territorio e si fa sul territorio».
Cosa pensa che succederà nella prossima «direzione nazionale» indetta per fine luglio?
«Cosa volete che succeda, si farà il punto della situazione anche in vista delle prossime scadenze elettorali, che sono importantissime. Non dimentichiamo che si concorre anche per il Comune di Roma. Poi si cercherà di potenziare la macchina. Noi abbiamo chiara una cosa in testa: dobbiamo e vogliamo rilanciare il partito».