An riparte dalle «scuse» di Gatti per ritrovare l’unità e i consensi

Paola Setti

«Caro Barbagallo ti scrivo». Inizia così, il ritorno a Genova di Giacomo Gatti, ma non è la solita storia delle liti interne ad An. La storia, assicura l’ex assessore regionale, è tutta da riscrivere. «Non voglio essere ipocrita e far finta che nei mesi scorsi non sia successo niente» ha scritto al segretario provinciale genovese. Perché ne son successe di cose, altroché, basti lo scontro sulle regionali, Gatti che voleva candidarsi a Genova, il partito che gli ha imposto La Spezia, la sua città. «Ma adesso credo che inimicizie e contrapposizioni personali vadano accantonate, nell’interesse del partito» aggiunge nella lettera. E poiché, dice, «la responsabilità delle tensioni è stata anche mia, è giusto che sia io a fare il primo passo».
Gatti che chiede scusa, questo è uno scoop.
«Torno a Genova a fare politica e vorrei farlo con la massima trasparenza e disponibilità al lavoro di squadra».
An le ha già detto che deve starsene alla Spezia, non si ricorda più?
«Certo, ma la mia vita ormai è qui, sia sotto il profilo delle amicizie che degli interessi personali. E poi in cinque anni da assessore regionale ho maturato una buona conoscenza delle principali questioni politiche, amministrative ed economiche dell’intera area metropolitana genovese. Un’esperienza che vorrei mettere a disposizione».
In che modo?
«An deve tornare a far politica sul territorio, far sapere alla gente che cosa ha fatto il centrodestra, in Liguria e a livello nazionale. Sto pensando, per esempio, a un’iniziativa pubblica sul territorio entro fine anno, per ripercorrere cinque anni di politica economica e ricordare che il centrodestra ha vinto la sfida della difesa del patrimonio industriale ligure. Però vorrei farlo in sintonia con il partito».
Parla di sintonia ma non è molto che la federazione di An alla Spezia, la sua guardacaso, ha attaccato il nuovo coordinatore regionale, Eugenio Minasso.
«Sono solidale con la federazione e ho già scritto anche a Minasso: non c’era alcuna volontà di ostacolarlo, ma una legittima rivendicazione di un ruolo che lui aveva trascurato, forse per fretta o per insperienza. Credo che Minasso abbia capito che quella spezzina non era una richiesta faziosa»
Tutto un idillio. Dov’è il trucco?
«Nessun trucco. Semplicemente molti amici mi chiedono insistentemente di tornare a far politica a Genova e io accetto, perché qui si svolge la mia vita e perché qui credo di poter essere utile, basti solo pensare che alle ultime europee a genova città ho preso 3900 voti sui 6000 in tutta la Liguria. Del resto chi mi era ostile non può negare che questa ostilità ha danneggiato tutti, basta vedere come sono andate le regionali»
Ecco, vede, lei cita gli amici, i risultati elettorali. Non sarà che torna a Genova perché vuole un posto nella lista bloccata prevista dalla nuova legge elettorale?
«Io torno a far politica a Genova in una logica unitaria e questo solo mi interessa. La lista non è all’ordine del giorno adesso».
Lo sarà a breve, però
«Guardi, la lista non verrà fatta sulla base dei rapporti di amicizia, ma secondo metodi e indicazioni dettati da Roma, quindi non ci sono motivi di divisioni su quella. Il problema centrale è invece rimettere in moto iul partito, remando tutti dalla stessa parte.
E lei giura che lo farà
«Gli elettori ci chiedono unità, non vogliono più vedere i loro dirigenti litigare come galli in un pollaio».