Riparte l’inchiesta «Laziogate» I Pm vogliono interrogare Sottile

Ai magistrati interessa la registrazione del suo colloquio con Sabbatani Schiuma del 12 marzo 2005 sull’esclusione della Mussolini dalle regionali dell’anno scorso

da Roma

Salvatore Sottile sarà interrogato anche nell’ambito dell’inchiesta sul «Laziogate» che vede indagati, tra gli altri, l’ex presidente del Lazio Francesco Storace e il suo ex portavoce Niccolò Accame per il presunto boicottaggio ai danni della lista di Alternativa sociale (con l’incursione al sistema informatico dell’anagrafe di Roma) e il presunto spionaggio ai danni di Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, avversari di Storace nelle regionali 2005. La procura di Roma, titolare dell’inchiesta, intende infatti acquisire parte delle intercettazioni telefoniche disposte dai magistrati di Potenza e in particolare il colloquio tra il consigliere comunale di Roma Fabio Sabbatani Schiuma (indagato nell’inchiesta «Laziogate») e Sottile (agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Potenza).
Il telefono intercettato, infatti, è quello del portavoce di Gianfranco Fini, a cui il consigliere comunale di An parla della vicenda «Laziogate». «La Mussolini è fuori, sono stato io», dice Sabbatani Schiuma a Sottile il 12 marzo 2005, poche ore prima che le agenzie di stampa battessero la notizia dell’esclusione della lista di As dalle elezioni regionali. «Gli ho portato 1.300 schede anagrafiche del Comune di Roma che ho preso in maniera piratesca», spiega il consigliere comunale. Sottile: «Eh, eh». Aggiunge Sabbatani Schiuma: «Però non ho utilizzato la procedura esatta nella richiesta di queste schede». Sottile: «Ah». «Alias con il computer», insiste il consigliere comunale. «Ah, vabbè», risponde il portavoce del leader di An. E ancora Sabbatani Schiuma: «Un pirata, ci siamo inseriti dentro e abbiamo preso tutto quanto».
La conversazione in questione, è la convinzione del procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni e del pm Francesco Ciardi, titolari del fascicolo sul «Laziogate», dimostrerebbe che i vertici di An erano a conoscenza del presunto boicottaggio ai danni della Mussolini e della sua lista. Così, nei prossimi giorni Sottile sarà convocato come persona informata dei fatti proprio per verificare se l’operazione «Qui, Quo e Qua» (come fu definita dai due detective arrestati l’8 marzo scorso, Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo) fosse a conoscenza oltre che dell’entourage di Storace, come emergerebbe dalle intercettazioni e dalle testimonianze di alcuni ex componenti dello staff, anche ai vertici del partito (nella persona del portavoce del presidente di An).
Un’ipotesi, questa, che per la Mussolini è già una certezza. «I vertici di An - attacca l’europarlamentare - sapevano degli illeciti commessi contro As». E ancora: «Da quanto emerge inequivocabilmente dalla lettura degli stralci delle intercettazioni telefoniche, la volontà di escludere la mia lista era nota a Palazzo Chigi che, pertanto, ha dato copertura morale ad un fatto illecito». Perché, aggiunge il segretario di As, «la telefonata tra il portavoce di Fini, Sottile, e uno tra gli uomini più fidati di Storace, Sabbatani Schiuma, non può essere interpretata diversamente».
Sulla vicenda interviene anche il diretto interessato, il consigliere comunale di An intercettato al telefono con Sottile. E si dice «indignato» perché apprende solo dalla stampa di sue «presunte conversazioni i cui contenuti, sconosciuti all’interessato, sono invece noti ai giornali che ne riportano brandelli estrapolati, trascritti, spifferati e poi riportati chissà come». «Non è certo piacevole, anzi può essere mostruoso - spiega Sabbatani Schiuma - essere vittima di un orrore dei nostri giorni qual è questa usanza del linciaggio mediatico». E ancora: «Se è vero che sarei sottoposto a un’indagine, è bene chiarire che si tratta sempre della stessa vicenda per la quale la mia posizione mi risulta formalmente archiviata un anno fa e che solo dagli stessi giornali apprendo che sarebbe ancora oggetto di indagine».
Di «ennesima riproposizione della vicenda “Laziogate”» che «si trascina da due anni senza che nessun atto istruttorio abbia permesso a Storace e a Sabbatani Schiuma di difendersi» parla invece l’ex ministro Gianni Alemanno. «In questo ennesimo processo per via mediatica - conclude - è evidente che l’obiettivo prescelto è An e in particolare i più stretti collaboratori del presidente Fini».