«Ripartiamo dai municipi per vincere»

Daniele Petraroli

«La Casa delle libertà dovrebbe ripartire proprio dal territorio». Meno di un anno alle elezioni comunali e il totocandidato agita il centrodestra. Secondo il presidente del XIX Municipio Marco Visconti (An) proprio dai quartieri può partire la rimonta della Casa delle libertà.
Presidente, cominciamo dalla riforma della legge elettorale avanzata dal segretario della federazione romana dei Ds Montino: liste bloccate di nomi collegate al presidente della coalizione. Che ne pensa?
«Credo che la sinistra sia da ammirare. Quando c’è una competizione elettorale in vista si preparano sempre con molto anticipo. Infatti la lista bloccata sarebbe un indubbio vantaggio per l’Unione che potrebbe sfruttare così anche nei Municipi l’“effetto-Veltroni”. Non dimentichiamoci, poi, che la sinistra parla tanto di partecipazione e poi tira fuori questo capolavoro di legge. Qui non c’è n’è per nulla. Così deciderebbe i partiti e basta. Proposta da bocciare decisamente».
Veltroni in questi anni ha parlato spesso di più poteri agli enti locali eppure...
«Eppure non ha fatto nulla. Ci diano quei poteri che ci hanno promesso piuttosto. La Commissione per il decentramento ha terminato i lavori da più di un anno e mezzo e delle sue conclusioni non si sa niente».
Veniamo, invece, alle questione-principe, le comunali. A destra parlano un po’ in troppi in questi giorni, non crede?
«C’è molta confusione, inutile negarlo. Il dibattito in corso sui giornali, poi, mi sembra del tutto sterile. Credo che i partiti della Casa delle libertà preferiscano aspettare le primarie del centrosinistra a ottobre. Se Prodi non dovesse stravincerle con ogni probabilità Veltroni più che candidato sindaco potrebbe essere il candidato premier per l’Unione. Per questo non credo che decideremo alcunché a settembre».
Ma cosa ne pensa dei nomi che circolano?
«Sono contento che finalmente si pensi ai ministri. A Roma il centrodestra non ha mai profuso le energie necessarie per vincere. A differenza di quanto avvenuto a sinistra dove hanno speso sempre “pezzi da novanta” come Rutelli e Veltroni».
Tocca ad An questo volta esprimere il candidato?
«Forse sarebbe meglio, anche perché Forza Italia ha esaurito la sua spinta propulsiva. Ma potrebbe essere anche dell’Udc. Due condizioni, invece, sono irrinunciabili. Serve un esponente di governo e un progetto che coinvolga i municipi e la società civile».
Quali sono gli errori da correggere in vista della tornata elettorale?
«La cosa più grave è stato proprio snobbare i Municipi di centrodestra e i consiglieri municipali. Sono sempre stati trattati con sufficienza. Si tratta di persone che prendono magari 4-500 voti e fanno politica sul territorio a proprie spese. Serve maggiore attenzione nei loro confronti. Anche perchè basta che in due o tre passino dall’altra parte e si perde la maggioranza nei Municipi».
Si riferisce proprio al XIX? Non è un mistero che molti fedelissimi di Verzaschi possano seguirlo da Forza Italia al centrosinistra. È in atto un lavoro di ricucitura?
«No, non intendiamo inseguire nessuno. Se vogliono tradire il mandato degli elettori facciano pure. Però bisogna riflettere. Certe persone vanno a sinistra per l’arroganza e la sufficienza con la quale sono trattati da esponenti di spicco. L’“effetto-Verzaschi” non nasce ora ma è un malessere diffuso da tempo».