Ripartiamo da zero... cambiando il nome

Carissimo Massimiliano Lussana, Teatro Carlo Felice, mai cognome fu più improprio.
Il teatro lirico di Genova viene inaugurato il 7 aprile 1828, con la rappresentazione di Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini e allora fu intitolato a Carlo Felice. Nel 1943 cambia nome e semplicemente, prende la denominazione di «Teatro Comunale dell’Opera». Nel 1945 si cambia ancora: « Teatro Comunale Giuseppe Verdi». Nel 1967 «Ente Autonomo Teatro Comunale dell’Opera». Colpito dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, dal 43 ai primi anni 60 continuò la produzione, in un teatro semidistrutto e solo sommariamente ripristinato. Il problema della ricostruzione si concretizza con l’inaugurazione nel 1991 con il nome definitivo di «Teatro Carlo Felice». Il nuovo progetto ha dato vita ad un teatro nuovo nella concezione e nello stile, infatti delle vecchie forme neoclassiche, non rimane più nulla se non le colonne originarie del precedente teatro. All’avanguardia nazionale, la gestione scenica del teatro, con il lantermino visibile dal foyer e la torre scenica, veri gioielli di sofisticati meccanismi produttivi. Nell’arco di questi 180 anni, il teatro ha rappresentato per Genova e la Liguria una funzione culturale di spicco, proponendo molteplici aspetti della creatività musicale sia del repertorio nazionale quanto di quello internazionale. Ma oggi? di «Felice» non è rimasto nulla.
Gli scioperi continui hanno fatto perdere credibilità, sia nei confronti dei privati investitori sia, nei confronti dei spettatori paganti. I bilanci sempre in rosso, scoraggiano qualsiasi voglia di intraprendere, le contrapposizioni tra il sovrintendente Gennaro Di Benedetto i sindacati autonomi e non, la stessa Sindaco Marta Vincenzi, hanno creato una situazione imbarazzante. Poi la grana del Fondo di previdenza integrativa, liquidato nel 2004 - primo in Italia - con un deficit, secondo il conteggio del commissario liquidatore Ermanno Martinetto, di quasi 9 milioni di euro. Una «spada di Damocle» sulla Fondazione e sul bilancio del Comune di Genova.
Dicevo: di «Felice» non è rimasto nulla.
Ammetta la Sindaco Marta Vincenzi, l’incapacità gestionale quarantennale e consegni i libri contabili in tribunale.
Ripartiamo da zero, magari cambiando quel nome così tanto «Infelice».