Ripensiamo i trasporti

Occorre abbandonare l’approccio fatalista che vede nel trasporto di cose e persone una variabile indipendente del sistema economico a fronte della quale l’unica possibile risposta consiste nell’adeguare l’offerta di servizi e infrastrutture a una domanda non altrimenti gestibile. C’è necessità di una politica integrata dei trasporti.
Ci troviamo infatti di fronte a una situazione decisamente critica per quel che riguarda la qualità delle relazioni socioeconomiche legate all’uso del territorio. Tale condizione deriva dall’insoddisfacente livello della risposta ai bisogni di mobilità e da una condizione ambientale che vede l’inquinamento da traffico, acustico e atmosferico su valori che rendono indifferibili interventi atti a rimuoverne le cause.
Le analisi di settore dimostrano come questo incredibile aumento del tasso di mobilità sia stato del tutto assorbito dal veicolo privato. Alla base dell’aumento della mobilità risiedono una serie di fattori originati da un incremento del reddito, una profonda mutazione del tessuto economico-industriale e quindi sociale del territorio, una modifica del mercato del lavoro e un mercato immobiliare che per costi spinge al decentramento senza sviluppo coerente di funzioni.
Le soluzioni? Vanno ricercate con progetti che consentano l’aumento delle capacità delle infrastrutture esistenti mediante la distribuzione dei flussi di traffico con una coerente politica degli orari calibrata all’effettiva domanda di mobilità e dei bisogni che la generano. In sostanza, il trasporto collettivo deve assumere un ruolo di task-force in un contesto di limitazione dell’uso del mezzo privato.
*Segretario responsabile Uil per le politiche di Milano