«Riportare fiducia per tutelare il risparmio»

Massimiliano Scafi

da Roma

No, non basta osservare le leggi, perché bisogna rispettare anche «il complesso delle norme etico-sociali che disciplinano l’esercizio di ogni pubblica funzione». E nemmeno cambiare le regole, dice Carlo Azeglio Ciampi, stavolta è sufficiente, perché «tutte le nostre attenzioni devono essere rivolte nella salvaguardia delle istituzioni». Fazio è fuori, attenti a non fare fuori anche Bankitalia.
Il «sollievo» per il passo indietro di don Antonio, l’incontro con Tremonti e Letta per concordare il testo della riforma sul risparmio, la cerimonia solenne nella Cappella Paolina per lo scambio di auguri natalizi con le alte cariche dello Stato. È qui, nella seicentesca sala del Maderno, che il presidente sembra dare la linea sul caso del giorno. Solo un accenno, ma «vi è anche un quotidiano della vita della Nazione» e quindi Ciampi non può tacere. Dignità, etica pubblica, senso dello Stato: da qui, da questa cornice, spiega, non si scappa. Assicurare «il bene pubblico» è un lavoro quotidiano che richiede una manutenzione continua, «è un’opera assidua e instancabile», è un «compito essenziale di chi ricopre le più alte magistrature della Repubblica».
Vale per Fazio ovviamente, ma non solo. «Ognuno di noi deve agire con profondo senso dello Stato, avendo come unico scopo il bene pubblico, imponendosi il rispetto non solo delle leggi ma anche del complesso delle norme etico-sociali che disciplinano l’esercizio di ogni pubblica funzione e avendo come riferimento ultimo la propria coscienza». La moglie di Cesare deve essere dunque al di sopra di ogni sospetto: «Soltanto operando così si rafforza il prestigio delle istituzioni, solo così se ne promuove l’autorevolezza».
E le istituzioni, aggiunge, sono di tutti «e tutti debbono in esse potersi riconoscere». Basta liti, basta con queste polemiche senza fine. «La dialettica tra le parti politiche - dice il capo dello Stato -, anche la più accesa, si svolga sempre entro un ambito di condivisione del valori fondanti della Repubblica». Un disperato appello che fa da filo conduttore di tutto il settennato e che Ciampi ripete anche ora, a pochi mesi dalla fine del mandato. Un invito che però, come lui stesso ammette, è rimasto senza risposta: «Ho il rammarico di non essere stato sempre ascoltato».
Sulla par condicio invece il presidente spera proprio di essere sentito. Rinnovo delle Camere, referendum sulla riforma costituzionale, voto amministrativo, elezione del capo dello Stato. Ci prepariamo a una primavera intensa, bollente: soltanto «a fare l’elenco delle scadenze» si vede «quanto sarà importante» la prossima stagione. Abbassare i toni è necessario, come pure «la legge di sistema a difesa della parità di condizioni e della libertà di informazione». I concetti, insiste, devono essere «pluralismo e imparzialità». Sono «parametri» da non superare.
«Amarezza» presidenziale anche sul tema della giustizia: «Porto a termine il mandato senza poter constatare una svolta positiva sull’attuazione della ragionevole durata del processo». Ma Ciampi si mostra preoccupato pure per qualche aspetto della devolution. Infatti insiste su alcuni punti che gli stanno particolarmente a cuore. Primo, «la salvaguardia dell’unità nazionale, valore primario». Secondo, «la correttezza nei rappporti tra i poteri e la leale collaborazione delle istituzioni». Terzo, «la centralità dell’istruzione e della formazione». Quanto all’ammodernamento della pubblica amministrazione, sono avvenuti significativi progressi però rimangono ancora molte rigidità burocratiche».
Infine, l’economia, «che ha avuto un andamento discontinuo: dalla scorsa primavera la situazione congiunturale ha mostrato segni di miglioramento che negli ultimi mesi si sono attenuati». Il «dato che preoccupa» è «la diminuita presenza di prodotti italiani sui mercati stranieri, specialmente nei settori ad alta tecnologia». Per fortuna l’euro ci dà «una stabilità monetaria che è condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo». Cosa serve? Competitività, investimenti, ricerca. La leva potrebbe essere il risparmio, ma dopo gli scandali finanziari, prima occorre ripristinare la fiducia. Salvaguardando le istituzioni.