«Riporterei Santoro in tv. Ma a notte fonda»

Paolo Brusorio

da Milano

«Mi hanno tempestato di telefonate. Amici, colleghi e molta gente mai sentita. Non si sa mai, dovessi diventare davvero presidente...».
Vittorio Mathieu è nella sua casa romana, zona Trinità dei Monti, aspetta una telefonata, quella del ministro del Tesoro Siniscalco, che ieri non è arrivata. E intanto si gode, tra il compiacimento e la sorpresa, la nomination a presidente Rai.
«Hanno detto che a 82 anni sono troppo vecchio per il ruolo, mi è seccato un po’. In realtà hanno paura che arrivi in consiglio uno più anziano di Curzi e prenda il suo posto quale presidente reggente se non dovesse essere eletto».
A proposito. Se la commissione di Vigilanza dovesse bocciarla che fa, passa la mano oppure resta in consiglio?
«Se la Gasparri lo permette rimarrò nel Cda. Andarmene, sarebbe tradire chi mi ha scelto. Anche se...».
Anche se?
«Mi pare che la sinistra voglia un presidente di garanzia, la maggioranza nella vigilanza e poi anche l’ultima parola sul direttore generale. Ma, come diceva Giolitti, non è strettamente necessario essere stupidi per capire certi giochi...».
Caparini, vicepresidente leghista della Vigilanza: «Mathieu? Siamo perplessi sul nome e sul metodo». Che cosa replica?
«Nulla. Se solo penso che mi avvicinai alla politica per simpatia nei confronti della Pivetti e che nel ’94 mi offrirono, e io rifiutai, un collegio da senatore...».
Cosa si sente di garantire all’opposizione?
«Di agire sempre con la massima sincerità. Ma non posso certo dimenticare chi ha fatto il mio nome».
In Rai c’è pluralisamo?
«Sì. L’informazione è obbiettiva ed equilibrata. La lottizzazione c’è sempre stata, ai tempi di Bernabei era persino peggio. Ora non è dichiarata, ma è inevitabile».
Dipendesse da lei, Biagi e Santoro tornerebbero in Rai?
«Beh, se vanno di moda gli ottantenni... Quello che posso dire di Biagi è che sul Corriere si ripete un po’ troppo».
E Santoro?
«Personalmente non mi piace. Ma ha un contratto con la Rai, sarebbe meglio farlo lavorare: lo manderei in onda a notte fonda e sposterei Porta a porta in prima serata».
I mondiali di calcio sono finiti a Sky, Bonolis a Mediaset: visti i prezzi, scelte di debolezza o di buon senso?
«Davvero la Rai non darà i mondiali?».
Trasmetterà solo l’Italia e le partite più importanti.
«Sono le regole della concorrenza e del libero mercato».
Quanto a Bonolis?
«Sono d’accordo con Ferrara che lo chiama Banalis. Non è una grave perdita».
Chi ruberebbe a Mediaset?
«Ezio Greggio».
Cosa guarda in tv?
«I gialli soprattutto. Derrick, che piaceva molto anche a Giovanni Paolo II, la Signora in giallo e Colombo».
Che cosa non le piace invece?
«La pubblicità: quando c’è abbasso l’audio. E i comici che ridono. Franca Valeri, Buster Keaton, Charlot: ecco, i comici devono essere tragici».
Il suo palinsesto ideale?
«Mah, così su due piedi... Diciamo che porterei i programmi di Rai Educational al pomeriggio e poi darei più spazio ad Alberto Angela. Ma questi sono solo i miei gusti...».
Professore, si è chiesto perché l’hanno scelta?
«Mi ero fatto avanti per il ruolo di garante della privacy, ma non se ne fece nulla. Se ne devono essere ricordati... E poi dopo tante consulenze gratuite, forse è ora di uno stipendio».

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