Ripresa col trucco

Persino al bar sottocasa di questa nostra provincia, che ancora ci conforta benché ormai invasa da tasse e migranti, capita di discorrere d'economia con un amico. E costui ch'è di sinistra, state tranquilli, non mancherà di spiegarci succhiando olive e Campari, che però sì: col povero Prodi è tornata la crescita. E riforniti come adesso sono tutti con ritmo maniacale da tv e giornali di dati mensili annuali, trimestrali sul Pil, magari ci dirà pure ch'è cresciuto del 2%. E è verosimile allora che invogliati alla diatriba si cerchi una replica.
I più colti dicendo magari che gli ultimi dati concatenati dell'Istat danno in verità nel 2006 la crescita all'1,9%, o che è solo merito della Merkel. Ma tanta furia del dettaglio, per quanto millesimale, non darebbe molta efficacia a questa replica. Come per il tifoso del Milan dopo che ha perso con l'Inter: contano solo i punti. In effetti la crescita era stata dell'1,2% nel 2004 e dello 0,1% nel 2005. Sicché a fidarsi solo del Pil c'è il rischio di prenderle, il che in un discorso da bar è più fastidioso di quanto non si conceda. Peggio ancora c'è il rischio di restare ipnotizzati dal potere maniacale di queste statistiche ingoiate sempre più in fretta. Invece a ponderarli i dati sono meno confortanti di quanto vuole la speculazione politica, o da bar, che è lo stesso. La crescita del 2006 resta misera quanto quella precedente, se non più.
Per dimostrarlo basta misurare l'aumento del valore aggiunto prodotto, al cui totale si dà il nome di Pil, con la crescita dell'occupazione. Essa nel 2006 pare aumentata circa quanto il Pil, così da rendere millesimale la crescita per occupato; a dati definitivi risulterà forse anche inferiore a quella del 2004. Ed ecco rigirata la frittata o meglio riguadagnata la nostra quiete di bere un Campari al riparo dagli sfottimenti. Ed il discorso si potrebbe pure sottrarre alla polemica, o a statistiche troppo complicate. La popolazione residente in Italia viaggia infatti sui 59 milioni, e gli stranieri crescono di circa 350mila l'anno. Tant'è che la crescita del nostro Pil nell'ultimo biennio coprirebbe appena l'aumento di popolazione. Insomma, lasciando da parte le ripicche da bar, la ripresa 2006 non risolve il problema italiano: il difetto di produttività.
Infatti agli italiani pure con aggiunta di immigrati, non è riuscito alcuno scatto di produttività come quello che nei tanto esecrati, e però migliori anni '90, ci mise fuori dei guai. La crescita del Pil nel 2006 la dobbiamo ai tedeschi e ai cinesi, alle nostre esportazioni e alle scorte, ma senza forte ripresa degli investimenti. I dati riconfermano che proprio non è il caso di dirsi soddisfatti: grande parte dei guai permangono. E questo malgrado gli esportatori siano riusciti ad aumentare i prezzi. Restano i guai di troppe tasse, rendite e infrastrutture, dunque investimenti pubblici, insufficienti. Questo clima di ritrovata bontà politica, durerà poco, e sa molto di finto, come i piedoni infilati in scarpe di donna da questi lunari travestiti mai così famosi. Eppure, se se ne approfittasse un poco per parlare di produttività, non sarebbe male. I dati dell'Istat sono egregi, ma vanno ogni volta pensati per capire, non usati per dei dispetti politici, che non hanno certo la simpatia di una disfida da bar.
Geminello Alvi