«Riqualificazione», parola (e fatto) da abolire

La riqualificazione continua a lasciare tracce, fino a lambire grandi monumenti storici di straordinario rilievo, come l’Abbazia che dà il nome a Chiaravalle, grande architettura che assorbe tutta l’attenzione, l’interesse e la storia stessa di quel luogo. In realtà Chiaravalle è anche un comune, con un sindaco e una giunta che hanno ritenuto di dare al loro principale monumento un nuovo decoro attraverso un processo, ovviamente, di riqualificazione. In questo caso, anzi, di ristrutturazione e valorizzazione della Piazza Garibaldi, davanti all’Abbazia.
Il progetto vincitore partiva con una scelta radicale: gli alberi che oggi sono ai lati della facciata, in una prospettiva guidata da una strada, con una buona pavimentazione di sassi squadrati, si sarebbero dovuti in larga parte abbattere.
Primo atto di un vandalismo che per riqualificare cancella una parte di vegetazione, che contribuisce a rendere gradevole quel luogo, il quale presenta alcuni problemi di pavimentazione della strada di accesso e della piazza asfaltata. Quindi sarebbe stato opportuno riparare, sistemare, restaurare, recuperare; invece tutto questo veniva sostituito da un incredibile disegno di una piazza circolare, con una gradinata che introduceva a una platea sopraelevata per entrare nella chiesa. Quello che risultava era il prevalere di una piazza di ispirazione totalitaria, per grandi comizi, diventata un’area rotonda, uniforme e piatta, senza articolazioni di alberi, se non quelli che la avrebbero delimitata nella parte più estrema, togliendo in questo modo ogni mistero, ogni aura, della facciata porticata dell’Abbazia.
Certo non si sarebbe potuto realizzare un progetto più estraneo, più invadente e meno sensibile alla realtà del sito. Fintanto che, valutandone l’inadeguatezza, l’attuale assessore all’urbanistica ricusa il progetto. Sceglie la strada che io spesso ho indicato: sul piano della valutazione ideale o, come oggi si dice, virtuale, il progetto ha vinto, lo si paga, ma non lo si fa eseguire. Non ci si sente vincolati perché ha vinto, ma gli si dà un riconoscimento: si liquida il vincitore, comprandone il progetto, ma senza l’obbligo di realizzarlo.
Applicando questo principio il nuovo assessore boccia il progetto di Giorgio Domenici e gli chiede di farne un altro, evidentemente con regole diverse ed eliminando il motivo della piazza circolare.
Domenici, riflettendo una seconda volta, decide di lasciare intatto il perimetro degli alberi nelle due piazze che si aprono ai lati della strada principale che conduce verso l’Abbazia, di conservare la pavimentazione originale della via e di spostare il primo filare di alberi per consentire che l’apertura lasci vedere tutta la facciata, e in particolare il porticato. Con ciò si restituiscono alla loro originaria dimensione le due piazze, una più grande e una più piccola, che stanno a sinistra e a destra della strada principale.

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