«R.I.S. 2» VIRA TROPPO SUL MACABRO

Più si guardano gli episodi della seconda serie di R.I.S. 2 - Delitti imperfetti (lunedì e mercoledì su Canale 5, ore 21) e più si rimpiangono quelli della prima. Non che la fiction sulla squadra di investigazione scientifica dei carabinieri sia diventata, di colpo, deludente. Ma ha decisamente virato verso una china molto ansiogena ed emotiva, perdendo equilibrio e dando l’impressione di aver preso la mano agli sceneggiatori. Adesso si indugia di più sui particolari macabri, e capita ad esempio in un episodio di veder rappresentata per quattro volte la morte per soffocamento di un bimbo, una volta per ogni «ipotesi» investigativa: prima si pensa che ad ucciderlo siano stati i rapinatori entrati in casa per una razzia, poi i sospetti si indirizzano sulla madre, quindi sul padre e infine sulla sorellina, che alla fine risulta la vera responsabile della tragedia. Cosicché, di flashback in flashback, ecco che la scena del soffocamento viene riproposta a getto continuo e dà luogo a una forzatura che, al di là della capacità di sopportazione emotiva variabile da spettatore a spettatore, va oltretutto a scapito della fluidità narrativa. L’aspetto più interessante di R.I.S., fin dal suo debutto, rimane in ogni caso legato al tentativo, parzialmente riuscito sul piano tecnico e pienamente azzeccato su quello degli ascolti (perlomeno nella prima stagione), di produrre una «risposta italiana» alla bellissima serie americana C.S.I. che basa le sue storie proprio sullo studio di dettagli investigativi fondamentali per la risoluzione dei casi. Se C.S.I. è inarrivabile sul piano della qualità di scrittura e della fotografia, autentico capolavoro adatto a un pubblico americano allevato alla fiction d’autore, R.I.S. è un buon compromesso all’italiana per questo genere di serialità, aggiungendo più azione e movimento per venire incontro alle abitudini dello spettatore nostrano, senza dimenticare di accontentarlo dando un po’ di spazio anche al versante sentimentale. L’operazione di mixaggio di questi elementi a volte riesce e altre meno, creando una certa discontinuità di resa (enfatizzazione emotiva compresa) che varia da un episodio all’altro. Nella norma ma senza picchi di particolare personalità interpretativa è la prestazione dei principali attori, a cominciare dal protagonista Lorenzo Flaherty nei panni dei capitano dei R.I.S. Riccardo Venturi, affiancato in questa seconda serie da Romina Mondello nei panni di una psicologa specializzata in serial killer. Esce invece di scena Nicole Giraudo che muore nella finzione scenica per potersi così dedicare ad altre incombenze professionali. Nelle fiction non si conoscono mezze misure, e quando ci si vuole liberare di un personaggio lo si fa sempre morire.