Risale la febbre da risiko

da Milano

La stretta della magistratura su Cesare Geronzi per il fallimento di Italcase dovrebbe indurre Capitalia ad accelerare le proprie mosse al tavolo del risiko bancario nazionale. Almeno questa è la scommessa di Piazza Affari dove la banca romana, dopo un picco sopra i 7 euro, è salita dell’1,61% a 6,94 euro tra volumi intensi: a dispetto del clima festivo è passato di mano l’1,6% del capitale (oltre 41 milioni di pezzi). Stando alla capitalizzazione di ieri per mettere le mani su Roma, un eventuale scalatore dovrebbe quindi mettere sul piatto oltre 18 miliardi cui aggiungere l’inevitabile premio di maggioranza.
La guerra di posizione nelle sale operative è tuttavia incominciata nella convinzione che, privata del proprio presidente, Capitalia risulterà più debole davanti ai potenziali pretendenti. A partire dagli olandesi di Abn Amro (che con il 7,6% rappresentano già il primo socio industriale del gruppo) respinti qualche mese fa proprio dal banchiere. Altri analisti accarezzano, invece, l’ipotesi di un intervento da parte degli spagnoli del Santander che rientrerebbero così in partita dopo l’annunciata uscita da Intesa Sanpaolo, oppure dell’Unicredit. Smentite a parte, per Piazza Cordusio potrebbe tuttavia rivelarsi più profittevole puntare ad assorbire la Popolare di Milano per aumentare la propria penetrazione in Lombardia.
Ragionamenti industriali che si intersecano con quelli più «di sistema» e con la difesa di un istituto che rappresenta uno snodo del potere finanziario nazionale. Oltre al 9,6% di Mediobanca, Capitalia custodisce infatti il 2,1% di Rcs (la holding che controlla il Corriere della Sera) e il 3% delle Assicurazioni Generali. Il colosso triestino è da settimane al centro di grandi manovre in Borsa, in vista dell’assemblea dei soci che la prossima primavera sarà chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione definendone i futuri equilibri di comando. De Agostini ha già ufficializzato di essere salita oltre il 2% di Trieste ma alcuni si attendono aggiustamenti anche sul fronte di Romain Zaleski, il finanziere franco-polacco, che ha il proprio braccio operativo nella Carlo Tassara e che è legato a doppio filo al presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli. A sua volta promotore, qualche mese fa, di avance che Capitalia aveva tuttavia respinto con forza, inducendo Ca’ de Sass a cercare l’accordo con Sanpaolo, coronato nelle nozze celebrate la scorsa settimana dalle assemblea straordinarie.
Anche in quell’occasione Roma era senza Geronzi, per il quale la condanna in primo grado per Italcase è almeno parzialmente un déjà vu della sospensione dagli incarichi subita la scorsa primavera nell’ambito del fallimento Parmalat. Tutto dipende, comunque, dalla tenuta dell’accordo parasociale che raccoglie, seppur in modo frastagliato, i grandi soci blindando il 31% del capitale. Solo pochi giorni fa in assemblea Geronzi, con l’implicito avallo di Amsterdam come primo azionista, aveva detto che il gruppo era «aperto a ogni soluzione» a patto di mantenere inalterato il proprio ruolo.