Risanamento inaugura l’era del dopo-Zunino In 9 mesi persi 213 milioni

SFIDE Il prossimo management riparte da un patrimonio netto negativo per 113 milioni

Risanamento, gruppo immobiliare arrivato fino all’orlo del fallimento, vara l’ultimo atto dell’era Zunino e si prepara al percorso, non semplice, di ristrutturazione. Ieri l’ultimo consiglio dell’attuale gestione ha approvato la relazione trimestrale, che ha portato le perdite dei primi 9 mesi a quota 213,2 milioni (l’anno scorso erano stati 168), mentre il patrimonio netto, rispetto a dicembre, è diventato negativo per 113 milioni (era 115 milioni positivo).
Poi il board è uscito di scena: domani l’assemblea dei soci è chiamata a nominare il nuovo consiglio d’amministrazione. Del vecchio resteranno soltanto il presidente Vincenzo Mariconda e Mario Massari, già entrati quest’estate nell’ambito del nuovo corso, per dare al gruppo la discontinuità necessaria dopo l’uscita del fondatore ed ex primo azionista, Luigi Zunino. Come nuovo capoazienda arriverà Claudio Calabi, il manager attualmente al vertice del gruppo Sole 24 Ore (e in passato Rcs, Camuzzi) scelto dalle banche per guidare il gruppo fuori dalla morsa dei debiti (3 miliardi), gran parte in carico alle stesse.
E sono gli istituti di credito (un gruppone guidato da Intesa Sanpaolo e composto da Unicredit, Popolare Milano, Banco Popolare, Bnl-Bnp Paribas e Monte dei Paschi) che ora hanno il controllo del gruppo, e che si sono impegnati a impiegare nuova finanza per ulteriori 500 milioni, per rafforzare il patrimonio (attualmente negativo). I primi 150 con un aumento di capitale (che le porterà al 55% nell’azionariato); i successivi 350 con un prestito convertendo che, nel 2014, consentirà alle banche di salire fino all’80% del capitale della società.
Con questa dotazione, Calabi dovrà passare alla fase più complicata, quella della cessione delle aree periferiche milanesi ex Falck e Santa Giulia, caricate in bilancio, rispettivamente, a 328 e 594 milioni. Per la seconda, in particolare, Calabi dovrà trovare partner disponibili anche a sostenerne lo sviluppo. In ogni caso il piano quinquennale prevede la discesa dei debiti a quota 1,2 miliardi. Ed è sulla base di tutta questa architettura che il Tribunale di Milano ha appena respinto la richiesta di fallimento avanzata nel luglio scorso dalla Procura, ritenendo credibile il progetto elaborato dagli advisor e dalle banche creditrici per il gruppo Risanamento. Le aziende di credito si giocano molto in questa partita. Dei 3 miliardi di debiti, a loro ne farebbero capo 1,7. Intesa sarebbe la più esposta, per 600 milioni, seguita da Unicredit (300), Banco Popolare (315), Pop Milano (90), Bnl (46), Mps (20).
Tornando ai conti del trimestre, emerge che il patrimonio immobiliare, a fine settembre, vale 2,90 miliardi contro i 2,99 miliardi al 30 settembre 2008 e che la posizione finanziaria netta negativa sale a 2,8 miliardi rispetto ai 2,6 miliardi dello stesso periodo del 2008. Il totale delle passività è di 3,3 miliardi (3,2 miliardi al 31 dicembre 2008). Il fatturato dei nove mesi ammonta a 104,8 milioni, rispetto ai 60,9 milioni del pari periodo dello scorso anno. Mentre il valore della produzione scende a 88,8 milioni di euro contro i 100,1 milioni al 30 settembre di un anno fa.
La parola passa ora ai soci che dovranno votare la lista di maggioranza per la nomina del consiglio. Lista che comprende, dopo l’indisponibilità di Luigi Ragno, 10 nomi: Oltre al presidente Mariconda, Massari e Calabi, gli altri sono Massimo Mattera (ex Sanpaolo Imi), gli avvocati Carlo Pavesi e Luca Arnaboldi dello studio Carnelutti, il commercialista Matteo Tamburini dello studio Gnudi, Alessandro Cortesi, Anna Maria Ruffo e Ciro Piero Cornelli.