Risanamento, dal tribunale il "no" al fallimento

I giudici danno l’ok al piano e il titolo vola in Borsa (+15%). La
Procura rinuncia al ricorso. Tracanella: "Una scelta nell’interesse dei
creditori". Ci sono risorse per tutto il 2010. Ma rimane il nodo della ristrutturazione. Calabi verso la carica di ad

Milano - Sull’orlo del baratro ci si erano trovati solo pochi mesi fa. È il 17 luglio. Piazza Affari attende comunicazioni dalla Procura. Fin dal mattino, le quotazioni di Risanamento spa sono sospese. Poi, nel pomeriggio, arriva la notizia. I pm Laura Pedio e Roberto Pellicano chiedono il fallimento della società fondata dall’immobiliarista Luigi Zunino, soffocata da un debito di quasi 3 miliardi. Quattro giorni dopo inizia la risalita. Zunino lascia, i poteri passano al board e - soprattutto - le banche decidono di aprire i cordoni della borsa. Nuova liquidità per garantire la sopravvivenza del gruppo. Una mossa che si rivela risolutiva. Perché ieri i giudici del Tribunale di Milano omologano il piano di salvataggio di Risanamento e del gruppo Zunino, respingendo l’istanza di fallimento avanzata dalla Procura. Una decisione che ha immediate ripercussioni in Borsa, dove il titolo chiude con un balzo del 15,7% a quota 0,53 euro, dopo aver raggiunto nel corso della giornata un incremento anche del 24%.

Una decisione tutt’altro che scontata. Perché la «situazione di crisi» era «ragguardevole per qualità e quantità degli interessi coinvolti», scrivono ora i giudici. E perché sul lungo periodo restano le «incognite» legate a «inevitabili fattori di rischio»: da «alcuni profili realizzativi» allo stato «imponderabili», alle inchieste giudiziarie che «hanno interessato l’area di Santa Giulia», fino ad «alcune variabili macroeconomiche sulle sorti degli interventi e delle dismissioni attinenti le aree ex Falck e Santa Giulia nel medio periodo». Tuttavia, «le risorse finanziarie» messe sul piatto dalle banche «appaiono idonee a fronteggiare tutti i debiti scaduti e in scadenza» sino a fine 2010, «e dunque a oltre un anno da oggi». Tanto basta, almeno per ora. Risanamento è salva. «Il tribunale - commenta Umberto Tracanella, vicepresidente del gruppo - ha agito nell’interesse dei creditori».

In breve, le risorse ci sono (quasi 300 milioni, derivanti dalla sottoscrizione dell’aumento di capitale per 130 milioni, dalla sostituzione dei depositi cauzionali con garanzie fidejussorie per 73 milioni e dalle vendite programmate nel comparto trading per 93 milioni), ma ci sono anche le incognite. Non è un caso che il tribunale, dopo aver sottolineato «la raggiunta prova in ordine all’idoneità degli accordi, nel breve periodo, a superare l’attuale stato di crisi delle società proponenti», affidi alla Procura il compito di un’«opera di attenta vigilanza sulla regolare attuazione degli accordi di ristrutturazione». Così come appare significativo l’elogio che i giudici fanno dei pm, la cui iniziativa «ha senza dubbio inibito l’eventuale tentazione di ricorrere a metodi estemporanei o poco trasparenti di composizione della crisi, permettendo di ricollocare percorsi imprenditoriali di grande rilevanza in un ambito di trasparenza e di piena intelligibilità da parte del mercato». Una sorta di «promozione» con riserva, dunque. Anche perché, insiste il tribunale, «l’iter esecutivo degli accordi e del correlato piano industriale» risulta «quanto mai complesso, articolandosi in una molteplicità di diramazioni attuative, coinvolgenti più soggetti, in un arco di tempo che si distende per alcuni anni».

L’impegno delle banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare e Banca Popolare di Milano) ha però convinto i giudici. Il piano di salvataggio è passato, nonostante i dubbi della Procura. «Siamo soddisfatti della decisione del Tribunale - commentano i pm -, non ci saranno ricorsi. L’indagine per bancarotta aperta in via preventiva sarà archiviata». Ora, gli istituti di credito entreranno direttamente nel capitale del gruppo, senza dover lanciare un’Opa grazie all’esenzione dall’obbligo di offerta concessa da Consob a inizio settembre. Il gruppo immobiliare, adesso, si appresta a nominare un nuovo cda, di cui faranno parte tra gli altri anche Vincenzo Mariconda (attuale presidente) e Claudio Calabi (attuale ad del Gruppo Sole 24 Ore), che potrebbe diventare il nuovo amministratore delegato. Così, Risanamento riparte. E questa, per il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, è «una buona notizia».