Risarcimenti, iniziata la trattativa Costa-consumatori

È iniziato ieri mattina, per concludersi in serata, il primo incontro fra la Confindustria Astoi, l’associazione dei tour operator, e la Costa da una parte e le associazioni dei consumatori dall’altra per i danni ai passeggeri della nave Concordia, naufragata al Giglio il 13 gennaio. Nel pomeriggio si era diffusa la voce di un accordo raggiunto sulla cifra di 10 mila euro, poi smentita dai partecipanti all’incontro. «Ci sono state della apertura da parte di Costa - ha riferito il segretario di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, che è presente nella sede di Confindustria Astoi - ma noi non vogliamo concludere così le trattative. È necessario che ai passeggeri della Concordia sia risarcito il prezzo del biglietto, il danno patrimoniale per i bagagli persi, oltre a quello esistenziale».
Molto più duro il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, che aveva parlato di «elemosina». «Assurdo - aveva spiegato - pensare di risarcire con una cifra così misera quei cittadini che a causa dell’incidente hanno rischiato la vita».
Sempre ieri l’avvocato Giulia Bongiorno ha annunciato che la settimana prossima presenterà presso la Procura di Grosseto l’azione penale collettiva (class action), come parte offesa, per conto di una cinquantina di passeggeri, anche stranieri, della nave Costa Concordia naufragata lo scorso 13 gennaio. Il legale sta continuando a ricevere adesioni, anche da parte di passeggeri stranieri, per un’azione giudiziaria potrebbe fornire indicazioni tali da poter far allargare l’inchiesta portata avanti dal procuratore capo Francesco Verusio anche ad altri indagati.
Sullo stesso fronte della Bongiorno, ma con modalità diverse, si sta muovendo lo studio legale americano Arthur Eaves, lo stesso che tutelò gli interessi delle famiglie coinvolte nell’incidente sulla funivia del Cermis, riuscendo a ottenere per la tragedia che il 3 febbraio 1998 costò la vita a 42 persone un risarcimento complessivo di 9 milioni di euro.
«No alla class action, le vittime meritano un trattamento individuale», dice Arthur John Eaves Jr. «Quando avviene una tragedia come quella accaduta sulla Costa Concordia - spiega l’avvocato americano - i nostri clienti, che provengono da Paesi diversi, si aspettano che noi li rappresentiamo come individui. La nostra esperienza ci dice, infatti, che il modo migliore per aiutarli consiste nell’esporre le loro rivendicazioni in quanto persone, invece di depositare una class action nella quale tutti finiscono per essere trattati allo stesso modo: ogni persona, infatti, ha subito un suo proprio personalissimo danno e merita pertanto un trattamento a livello individuale». «Questa controversia - prosegue il legale - verte anche su come migliorare le norme già esistenti e svilupparne di nuove. Nello specifico, abbiamo bisogno di una migliore applicazione della Convenzione sulla salvaguardia della vita umana in mare, oppure di una sua profonda modifica. È ormai tempo di dar vita a un nuovo corpo di norme sulle navi da crociera» e c’è «sicuramente un urgente bisogno di una migliore supervisione o di controlli aggiuntivi».
I membri dell’equipaggio della Concordia rimasti feriti nel naufragio, invece, potranno richiedere l’assistenza del patronato Inas Cisl per ottenere le prestazioni e l’assistenza economica previste dall’Inail. È la stessa Inas Cisl a renderlo noto in un comunicato.