Risate al funerale, la sinistra accusa chi s’indigna

Gasparri: «È l’icona del prossimo esecutivo». Forza Italia: «Prodi non faccia entrare il leader dei Verdi al governo». An: il governatore rinunci al voto per il Colle

Anna Maria Greco

da Roma

La foto è lì, che parla. Con quella sghignazzata nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma, al funerale dei caduti di Nassirya apparsa sul Giornale. Ma Alfonso Pecoraro Scanio e Vasco Errani non si scusano, né si giustificano per essere stati sorpresi da un obiettivo indiscreto in atteggiamento quanto meno fuor di luogo. No, il leader dei Verdi e il governatore Ds dell’Emilia Romagna attaccano chi, invece di scartarla, quella foto l’ha pubblicata in prima pagina. E, fiancheggiati dagli amici dell’Unione, gridano alla «strumentalizzazione» e allo «sciacallaggio».
Questo perché dal centrodestra quell’immagine viene definita «indecente» e Pecoraro Scanio «indegno» di fare il ministro nel prossimo governo Prodi. «Dovrebbero chiedere scusa agli italiani e rassegnare le dimissioni, se avessero un minimo di dignità», afferma Isabella Bertolini di Fi. L’azzurro Antonio Tajani chiede a Prodi di avere il «coraggio» di non far entrare il leader dei Verdi nel suo governo. «Gli slogan che invocano 10, 100, 1000 Nassirya e gli sberleffi di un segretario di partito dimostrano quanta irresponsabilità ci sia in chi pretende di governare un Paese che rimpiangerà un governo che aveva ben altro senso delle istituzioni». Per Maurizio Gasparri di An la foto è «l'icona del prossimo governo di centrosinistra, nato per sbeffeggiare gli italiani e oltraggiare i nostri valori più sacri». Il leghista Roberto Calderoli attende una smentita e si augura che la foto sia «un falso di pessimo gusto». Altrimenti, gli interessati dovrebbero «sparire non soltanto dalla scena politica, ma anche da quella delle persone civili, perché indegni di appartenervi». Luca Volontè dell’Udc stigmatizza il silenzio del centrosinistra: «Nessuna parola, nessun commento dall’Unione. Nessuna smentita dei due, forse la foto si riferisce ad altro, magari a un affettuoso raduno dell’Unione».
Altro che scuse e smentite. I due attaccano a testa bassa. «È un atto indegno e basso - risponde Pecoraro Scanio - contro di me ed Errani. Hanno carpito un fotogramma alla fine della cerimonia per mettere in dubbio il nostro dolore». Il governatore Ds si dice «profondamente offeso e diffamato dalla campagna» che alcuni giornali «provano ad inventare». Errani aggiunge che «negare l'onestà dei miei sentimenti e della mia partecipazione è una vergogna e una forma di imbarbarimento del confronto».
«Patetici tentativi di gridare al complotto», per il senatore di An Stefano Morselli, eletto in Emilia Romagna. E i consiglieri del partito di Fini nella regione chiedono, con un'interrogazione, che Errani faccia pubblica ammenda e «un doveroso passo indietro», rinunciando ad essere uno dei Grandi Elettori del capo dello Stato. Gli interessati, però, hanno le spalle ben coperte. Con una nota congiunta i capigruppo dell'Unione alla Regione respingono le dure critiche della Cdl al governatore. E questa è la posizione del centrosinistra anche a livello nazionale. Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale dei Ds, assicura solidarietà a Pecoraro ed Errani; Vannino Chiti parla di «volgari strumentalizzazioni» e di «malafede». «La Cdl sta montando un indegno sciacallaggio basandosi su un fotogramma», dice il Verde Angelo Bonelli. E per il Ds Gianni Cuperlo, «si è voluto dare a quella fotografia un significato che non ha». Anche il coordinatore regionale della Margherita in Emilia Romagna, Marco Monari, si schiera: «Mi pare una polemica talmente strumentale da sembrare ridicola».
Reazioni che alimentano ancor più le polemiche del centrodestra, visto che errare è umano ma perseverare... La Cdl accusa di «sfrontatezza» Pecoraro Scanio, e definisce l’atteggiamento di Errani «inopportuno e offensivo». Andrea Leoni di Fi chiede al governatore «di scusarsi ufficialmente con i cittadini emiliano-romagnoli per il comportamento tenuto in loro rappresentanza durante la cerimonia».