Risate dal grattacielo sulle ipocrisie della tv Successo per la commedia di Neil Simon, ambientata a New York ma che parla italiano

America anni Cinquanta, Italia oggi. Non è che ci siano troppe differenze, se si pensa allo stato della tv e della comunicazione di massa. Così almeno la pensa Claudio Insegno, protagonista e regista di «Risate al 23° piano», commedia di Neil Simon, in cartellone al Teatro Derby fino a domani. «Purtroppo le scorciatoie mediatiche per inseguire il successo sono le stesse, allora come oggi - spiega Insegno - Il dramma di quella tv è lo stesso, amplificato, della nostra tv contemporanea». La storia di Simon, dunque, porta il pubblico in cima a un grattacielo newyorchese, anno Domini 1953: lassù, in un ufficio di un programma televisivo chiamato «Max Prince Show», la star della situazione, per l'appunto Max Prince, studia insieme con i suoi collaboratori (il «braccio destro», interpretato da Marco Cavallaro, e una redazione composta da altri sette attori) il modo per far continuare a ridere i telespettatori. Prince, l'assoluto protagonista dell'intero progetto, è uomo dal carattere difficile, collerico e autoritario, un capo che rende impossibile la vita ai propri sottoposti, ma che sa anche gratificare con stimoli e ricompense: la sua «truppa», dunque, lo segue fedelmente, e in quelle quattro mura passa gran parte della propria vita. Eccoli, tutti, attorno a un tavolo (immersi in una scenografia, rivela Insegno, «pronta ad essere demolita, ogni sera, sotto i colpi e le sfuriate di Max Prince») a gestire due problemi: il consenso e la decisione dei vertici del canale Nbc di tagliare di mezz'ora lo show. In una ridda di battute esilaranti e di situazioni grottesche e paradossali, Prince e la sua redazione tenteranno l'impresa impossibile: confezionare uno show di qualità, ma -soprattutto - che piaccia al grande pubblico. Fare audience, dunque, ma senza vendere l'anima. «Lo show sembra andare a rotoli - spiega Claudio Insegno - ma Prince è un lottatore. La stessa grinta, è questo il suggerimento della commedia, dovremmo averla noi che operiamo nello spettacolo: cercare di pretendere una tv di qualità, che disinneschi l'assoluto vuoto culturale di oggi. Accendere la tv genera sconforto, da molto tempo a questa parte: la piéce sottolinea questo male insidioso della superficialità e dell'ignoranza più bieca esibiti sul piccolo schermo, qualcosa che si appiccica ai giovani. Oggi, personalmente, me ne sto alla larga dalla tv, che ho comunque frequentato sempre poco: so che non si può tornare completamente al passato, ma aspetto fiducioso un ritorno di quegli show allestiti con più qualità, e meno reality. Insomma, in tv c'è un buco nero da riempire». Per denunciarlo, la commedia di Neil Simon ricorre all'ironia e all'arguzia: «É un testo divertentissimo - conclude Claudio Insegno -. Lo abbiamo mantenuto ambientato a New York, ma il linguaggio e alcuni riferimenti portano dritti alla situazione di casa nostra».
Risate al 23° piano
Teatro Derby
ore 21, fino a domani
Info: 02-76016352