«Risate matematiche a teatro» Savelli porta in scena zio Petros

Al Verdura la rilettura dell’opera del greco Apostolos Dioxadis. Il regista: «Un testo che ha aiutato tanti studenti a scoprire un mondo»

Viviana Persiani

Coloro che sostengono che la matematica sia sinonimo di noia, di asettici arrovellamenti cerebrali, di astrazioni numeriche distanti anni luce dalla realtà quotidiana, dovrebbero assistere alla lettura scenica di Zio Petros e la congettura di Goldbach. In scena questa sera al teatro di Verdura l’opera letteraria del matematico greco Apostolos Dioxadis, per mano della compagnia Pupi e Fresedde del teatro di Rifredi, rende omaggio ad un universo verso il quale esiste «un’ostilità preconcetta». Angelo Savelli, avendo curato l’allestimento dello spettacolo che da tempo riscuote successo in parecchie piazze italiane e anche all'estero, racconta come tra la platea si siano trovati studenti, più o meno in erba, accompagnati da professori, spinti dal desiderio di incuriosire gli allievi. «In effetti - racconta Savelli -, oltre ad aver appassionato un pubblico molto eterogeneo, la lettura scenica di questo romanzo ha aiutato molto studenti, coinvolgendoli in una dimensione nuova».
Chi è Apostolos Dioxadis?
«Era un matematico greco che, oltre ad essersi dedicato all’arte dei numeri, si è consacrato alla regia cinematografica e teatrale».
Come è nato questo lavoro?
«In occasione dell’inaugurazione del Museo della Matematica di Firenze, mi venne commissionato un lavoro teatrale; fu Enrico Giusti a sottopormi questo romanzo che si sviluppa attorno alla figura dello zio Petros. Christian Goldbach, tutore del figlio dello zar, formulò una congettura secondo la quale ogni numero pari maggiore di due sarebbe la somma di due numeri primi. Zio Petros, mettendosi in testa di dimostrare che Goldbach aveva ragione, si ritirò in solitudine azzerando la sua vita personale e dedicandosi solo ai calcoli numerici».
Quindi zio Petros è l'unico personaggio?
«No, il giallo matematico parte dalle serie intenzioni del nipote, anch’esso appassionato di matematica, di comprendere la scelta dello zio, solitario, silenzioso, a tratti burbero, sommerso dalle sue carte. Attraverso flash back il ragazzo costruisce il percorso di Petros raccontando il mistero della sua vita. Fino a quando è lo zio stesso a proseguire la storia, che mai ha tradito l'obiettivo principe: sfidare l'impossibile. Sulla scena ci sono anche l’amico del nipote e l’alter ego di zio Petros».
Si tratta di una riduzione scenica?
«No, è la lettura del romanzo, dovutamente tagliato, ma che conserva la parte letteraria in terza persona. Si tratta di un esperimento molto riuscito, visto l’argomento curioso e trattato dall'autore in modo fresco, carino e anche divertente, pieno di colpi di scena».
Ma Petros riesce alla fine a dimostrare quell’impossibile di Goldbach?
«Questa sarà una sorpresa».
La matematica è un pretesto per il romanzo?
«Direi di no. Dioxadis è un autore che, conoscendo la materia, ha presentato questa storia in un panorama vero e originale; ha creato l’ambiente ideale guardando in maniera ravvicinata il lavoro del matematico, attività intensa sull’astrazione, ma nel contempo anche ricca di elementi artistici come la bellezza delle formule e dei teoremi».
Come è stato giudicato il lavoro dagli addetti ai lavori?
«Molti matematici si sono appassionati, mentre altri hanno visto dipinto troppo esplicitamente e in maniera sincera quel loro lato egoistico che spesso sconfina nell'egocentrismo».

Teatro di Verdura, via Senato 14, «Zio Petros e la congettura di Goldbach». Info: 0276215318