Riscaldamento, una «globale» faccia di bronzo

Caro Granzotto, noi lettori le riconosciamo la primogenitura della denuncia della falsa emergenza per il riscaldamento globale causato dall’attività umana. Sono anni che mette alla berlina le fandonie spacciate per scientifiche e che hanno portato al protocollo di Kyoto. Ora poi leggo di quel furto telematico di e-mail che gli scienziati e gli esperti si scambiavano e miravano ad alterare i dati, le proiezioni e quant’altro per confermare la tesi del riscaldamento globale. Quello scambio di note manda all’aria tutto e conferma in modo categorico che il riscaldamento globale è un’invenzione e forse una truffa.
e-mail

Ma ha udito, caro Passigli, la reazione dell’«esperto» Luca Mercalli, meteorologo di quella mammola di Fabio Fazio, alla divulgazione delle oltremodo compromettenti mail? Appartenendo alla Banda Bassotti del catastrofismo climatico, in una recente puntata di Che tempo che fa, Mercalli, l’«esperto», ha detto in sostanza che quello di «spiare le mail» non è un metodo serio per contestare il riscaldamento globale. Ha detto che rendere di dominio pubblico le marachelle dei climatologi di area catastrofista sono «mezzucci» e dunque non bisogna tenerne conto. Aggiungendo, fra i sorrisi compiaciuti della mammola, che i dati sul riscaldamento «non sono falsificati» e che «non ci sono dubbi» che le temperature siano in aumento (tant’è che lui, l’«esperto» era in maniche di camicia). Premio «Patacca Sahaf» con fronde di quercia e ghirlanda d’alloro a tutti e due: all’«esperto» e alla mammoletta. Ma si può avere facce di bronzo più bronzee di cosi? Il grande Mohammed al Sahaf, indimenticato portavoce di Saddam Hussein, le sparava grosse («abbiamo ricacciato i marines in mare». E i marines stavano bussando alla sua porta), però Mercalli e Fazio lo superano, in bischeraggine, d’una buona incollatura. Mica ha detto, parlo dell’«esperto», che le mail sono false o contraffatte. Ha detto che siccome sono state «spiate», non vale. Non devono essere prese in considerazione. Non costituiscono prova del malaffare. E poi chi spia non è figlio di Maria, ergo non ha voce in capitolo.
Questo è, caro Passigli: la sesquipedale montatura del riscaldamento globale di origine antropica è stata possibile grazie all’apporto dei Mercalli e dei Fazio. Ce ne sono, nel mondo, a migliaia e i più fanno parte dell’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu. La più salda accolita di pallonari, di fanfaroni politicamente corretti oggi sul mercato. Gente che se avanzi qualche dubbio sulla torrefazione incipiente del pianeta («abbiamo cento mesi per fermare la catastrofe», buttò là quell’aristocratico bamba di Carlo d’Inghilterra. Poi, trascorsi i cento mesi - e ne sono rimasti al momento solo 97 - tutti arrosto) ti dà del negazionista. Anatema molto in voga e scagliato, il più delle volte, alla carlona. Saremo anche dei negazionisti, ma quando un climatologo si rivolge al collega scrivendo: «Ho appena utilizzato il trucchetto di Mann per nascondere l’abbassamento delle temperature a partire dal 1981» che cosa si deve pensare? E quando quell’altro consiglia di «non inserire nel grafico i dati successivi al 1960 perché questi saranno artificialmente aggiustati» e l’altro ancora ammette che «non possiamo spiegare l’assenza di riscaldamento in questo momento storico»? Sempre che non si sia portato il cervello all’ammasso tocca pensare che quelli dell’Icpp ci marciano, falsificano i dati pur di sostenere le loro visioni apocalittiche. La stessa cosa, d’altronde, che ha pensato lord Nigel Lawson, barone di Blaby, ex ministro delle Finanze di Sua maestà britannica e presidente della Global Warming Policy Foundation: «Quelle mail colpiscono al cuore l’integrità e la credibilità scientifica» (e la piagnona sicumera di Mercalli e di Fazio, che Dio li fa e poi li accoppia).