Riscatto da un milione di euro: la sorte di Iole appesa a un sms

Le indagini all’Antimafia Per gli investigatori non c’è dubbio: la figlia del notaio trevigiano è stata rapita

da Treviso

Squilli di cellulare a vuoto, testimoni oculari, richieste di riscatto seguite da smentite poco convincenti, trasferimento integrale dell’incartamento investigativo alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia.
Ce n’è quanto basta per far capire che sulla sorte di Iole Tassitani, 42 anni, la figlia del notaio di Castelfranco Veneto scomparsa, anche se sarebbe meglio dire rapita, la sera del 12 dicembre scorso, non c’è più nessuno che abbia voglia di sfoggiare ottimismo e sostenere che la donna se ne sia andata di sua volontà.
Primo punto, ancora fumoso, come tutti i dettagli che circondano questa storia su cui gli investigatori dicono e non dicono, come se fossero sul punto di risolvere il giallo col colpo di scena a sorpresa: la richiesta di riscatto. Indiscrezioni lasciate abilmente trapelare da non si sa bene chi, avvalorano la tesi che giovedì scorso sia finalmente arrivata una richiesta di riscatto alla famiglia Tassitani. Nessuna conferma ufficiale, e smentite di prammatica da parte dell’avvocato del notaio, Roberto Quintavalle: «A quel che mi risulta, mi sembra una cosa fuori dalla realtà». Ma le voci girano, e qualcuno parla di un milione richiesto via sms. Partirebbe proprio da qui la nuova strategia di indagine, che si avvale anche, ed ecco il secondo punto, di un testimone oculare, che avrebbe visto una persona salire, di sua spontanea volontà, su un’auto proprio nel parcheggio in cui poi è stata ritrovata, il giorno dopo la scomparsa, cioè il 13 dicembre, la Ford Fiesta della donna. Che l’ipotesi rapimento sia quella maggiormente presa in considerazione, come detto, lo dimostra il coinvolgimento della Dda di Venezia. «C’è la sensazione sgradevole - ha detto il procuratore della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli, mentre annunciava il trasferimento degli atti al collega della Dda, Vittorio Borraccetti - di trovarsi di fronte a una criminalità nuova». Come a dire, è un sequestro ma diverso dagli altri, non si sa bene se a scopo di estorsione o per che motivo.
Quell’sms, «sono stata parita», col termine «parita» anagrammato automaticamente dal vocabolario del telefonino ma che sta inequivocabilmente per «rapita», mal si concilia con un gruppo di rapitori professionisti: mai nessuno permetterebbe all’ostaggio di usare il cellulare, col rischio evidente di farsi localizzare.
È poi priva di fondamento, secondo Borraccetti, la voce secondo la quale una segnalazione generica di rapimento fosse arrivata nei giorni precedenti la scomparsa di Iole Tassitani. I familiari si sono rivolti anche a Chi l’ha visto?, sperando di trovare un aiuto, ma finora sono stati assaliti soltanto da sedicenti maghi che asserivano di avere informazioni importanti. «Li abbiamo girati direttamente ai carabinieri», dice il legale di famiglia, facendo capire che i Tassitani si aspettavano ben altro tipo di aiuto.