Rischi di salute per Sofri: i giudici concedono i domiciliari

Ora sconterà a casa sua la condanna a 22 anni per l’omicidio Calabresi. Ma avrà permessi «solo per ragioni mediche»

Una malattia riapre il caso Sofri. Il tribunale di sorveglianza di Firenze gli ha concesso la detenzione domiciliare speciale e così il detenuto più famoso d’Italia, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Calabresi, sconterà il resto della pena nella sua casa a Impruneta, vicino a Firenze. Non potrà uscire, ma usufruirà di permessi permanenti per ragioni medico-sanitarie. Quelle che hanno convinto anche i giudici visto che una perizia medica ha stabilito che lo stato di salute dell’ex leader di Lotta continua non è compatibile con la carcerazione.
Sofri beneficiava già del differimento della pena dopo gli interventi chirurgici subiti per la rottura dell’esofago, avvenuta nel novembre del 2005 durante la detenzione nel carcere pisano don Bosco. Nel giugno del 2005 Sofri era stato autorizzato al lavoro esterno, da svolgere alla Scuola Normale di Pisa. Dopo l’operazione subita il 26 novembre del 2005, il differimento della pena gli permise di essere assistito fuori dal carcere, ma - a differenza della detenzione domiciliare - non gli consentiva di continuare a scontare la pena. Il provvedimento è stato poi prorogato nell’aprile e nel dicembre del 2006, quando la procura generale ha chiesto una perizia medica, cui ha fatto seguito la decisione di ieri dei magistrati. Sofri potrà usufruire di permessi per ragioni mediche e potrà uscire da casa solo per quattro ore al giorno e senza allontanarsi dal territorio comunale, e non potrà partecipare ad avvenimenti pubblici, se non preventivamente autorizzato. «Nessuna misura particolare - precisa Sofri sul Foglio - era stata da me richiesta. I clinici autori della perizia mi erano sconosciuti, né ho nominato alcun consulente di mia parte. Da questo momento intenterò causa civile a chiunque affermi o insinui, calunniandomi, che io mi avvalga di qualche privilegio».