Rischia il carcere chi sfama i barboni americani

da Washington

In molte metropoli americane è vietato offrire cibo ai senzatetto. È un modo, secondo le amministrazioni locali di varie città statunitensi, di limitare la concentrazione di homeless in luoghi pubblici che «potrebbe nuocere al turismo». Ma c'è chi sostiene che le restrizioni siano illegali, che non rispettano la libertà religiosa e intendono provarlo in tribunale.I sindaci di Orlando, Dallas e Las Vegas, nell'ultimo anno, hanno avuto la meglio nel sostenere che «distribuire cibo ai senzatetto è controproducente e diseducativo». Se poi i volontari, spesso appartenenti a gruppi religiosi cristiani soprattutto, scelgono piazze e strade dove sfamare le migliaia di uomini e donne che negli Usa non hanno un domicilio, l'atto di generosità può diventare un fastidio, in particolare per chi tenta di promuovere il turismo.
Meglio, quindi, bandire la pratica rendendola illegale, se non con un permesso e in aree designate, imponendo limiti che se superati fanno scattare multe salate. La contravvenzione può costare fino a 2000 dollari a Dallas per esempio, dove chi intende distribuire vivande, in qualsiasi circostanza, deve aver frequentato un corso per imparare a 'maneggiare cibò, oltre ad ottenere un apposito permesso dall'amministrazione comunale. Chi si occupa dei senzatetto in America (da un recente studio risulta che hanno raggiunto quasi il milione in tutti gli Stati Uniti) ritiene invece che il vero motivo dietro l'introduzione delle restrizioni è la convinzione che «se non li si nutre se ne vanno». Molti dei volontari proprio non ci stanno tanto che a Dallas un pastore protestante e i volontari che fanno parte del suo gruppo sono pronti a sfidare la legge e magari a farsi arrestare pur di continuare nel loro atto di carità.
Don Hart non ha nessuna intenzione di sospendere la distribuzione di un pasto decente agli oltre cento senzatetto che ogni giorno vi fanno affidamento. Continua ad agire illegalmente, rischiando anche di finire in prigione, in attesa di affrontare l'amministrazione comunale in tribunale. Hart si è infatti rivolto ad una corte federale nel tentativo di far revocare l'ordinanza emessa dal comune di Dallas.