Rischiano il crollo anche i muri dei nuovi cimiteri

A San Siro di Struppa palizzate di sostegno Due wc mobili a Rivarolo

Marzia Fossati

Appena varcata la soglia del cimitero della Torbella, a Rivarolo, la prima impressione che se ne deduce non è poi così male, almeno finché non casca l’occhio su due strane cabine grigie posizionate proprio sotto l’arco centrale, che, osservate da vicino, si rivelano proprio per ciò che sembravano: due bagnetti chimici amovibili, di quelli sistemati negli stadi durante i concerti di Vasco e soci. Sono piazzati proprio lì, nel bel mezzo del camposanto. Accedervi in incognito: missione impossibile. Due giovani marmisti che lavorano dietro le transenne della pericolante «zona 3 boschetto», svelano l’arcano senza troppi giri di parole: «Sono venuti tre giorni fa quelli del Comune a mettere le cabine-wc – spiegano tra le risate - perché qui il bagno non c’è mai stato, e noi stessi abbiamo sorpreso un sacco di volte della gente sbucare furtivamente da dietro una cappelletta allacciandosi i pantaloni o vecchiette disperate che chiedevano dove potersi infrattare. Così, in vista del 2 novembre, hanno messo questi bagni di fortuna. Tanto, dopo quella data, se li riportano via».
La zona dove stanno lavorando i marmisti, non è però l’unica zona transennata e chiusa ai visitatori del cimitero, se si pensa che anche l’estrema sinistra dell’ala ovest, la «zona 3 cappellette», la «zona 2 ponente» e tutti i colombari all’aperto incastonati nel lungo muro sottostante la suddetta «zona 3 boschetto», fino a quella orientale, sono recintate da grate in ferro o nascoste dietro palizzate di legno. Insomma, ad oggi quasi un quarto del cimitero è off limits. E questo non tanto per questioni di sicurezza, quanto per nascondere ad occhi indiscreti l’effettiva gravità della situazione. Se infatti il Comune ha parlato ufficialmente di qualche cedimento, basta scavalcare la recinzione della zona ponente, per rendersi conto di come sia la stessa struttura interna dei muri, tra un loculo e l’altro, sul punto di crollare. Ossia, le sbarrette di ferro interne al cemento dei muri sono tutte piegate verso il basso, mentre alcune hanno già ceduto.
Nel bel mezzo del cimitero della Biacca, a Bolzaneto, invece, non figureranno due bagnetti da concerto rock, ma sarebbero comunque meglio di niente. Evidentemente qui, il buon vecchio cespuglio o il retro della tomba di famiglia un po’ nascosta, rimangono in uso anche durante le festività. Questo camposanto possiede solo due gallerie, che, dall’ingresso, si diramano orizzontalmente una verso est e l’altra verso ovest. Entrambe hanno però le uscite laterali serrate dai picchetti per impedire il passaggio sui gradini che stanno pericolosamente cedendo. Inoltre, singolarmente, tutto il cimitero non ha pavimentazione, è posto sulla nuda terra, occasionalmente cosparsa dalla ghiaia per delinearne alcuni vialetti.
A Pontedecimo, al cimitero del Cesino, l’effetto sabbie mobili derivante dall’assenza di pavimentazione vale solo nelle zone intorno al campo 5, ma l’aspetto vecchio, cupo e trasandato, per totale assenza di manutenzione, interessa invece tutta la struttura.
Tra i cimiteri del ponente, la palma del più bisognoso di restauri, spetta però forse al Cimitero di Pegli. Inserito entro una cinta di mura vecchie, scrostate e piene di crepe, ha un aspetto cupo, decrepito e deprimente, corroso dal tempo e dall’umidità, nonostante i salti mortali fatti dal personale che, per quanto possibile, tenta di mantenerlo in ordine.
Il piccolo cimitero di Prà invece, non presenta particolari problemi, piuttosto ordinato e discreto, avrebbe solo bisogno di sostituire le scale rotte, gettate dietro la tomba della famiglia Ratto come in un improvvisato ripostiglio.
Discorso piuttosto simile può valere per il minuscolo cimitero di Voltri, che però si presenta, nel complesso, più sciatto e disordinato.
I cimiteri della Val Bisagno, per concludere, essendo quelli di più recente costruzione, sono un capitolo a parte che male si inserisce in questo contesto. Anche se, nonostante questo, il camposanto di S.Siro di Struppa, seppure così giovane rivela già le sue rughe precoci nelle palizzate di sostegno al muraglione del primo piano. Ma se, appena costruito, rischia già di crollare, cosa accadrà fra una decina d’anni?
Idem per il cimitero di via Olivo, a Molassana, una struttura nuovissima, dove però il terzo livello, a pochi anni dalla realizzazione, presenta già le rifiniture tutte rotte, l’aiuola centrale senza un fiore trasformata in un immondezzaio e un mucchietto di mobili rotti ammassati dietro la fontanella non più funzionante. Ma ormai si sa, è inutile ripeterlo, al Comune mancano i fondi.
(6/continua)