Rischiate pure la vita, ma solo la vostra

Sono quelli che se nevica e hanno «dimenticato» le catene a casa, se la prendono con la Società Autostrade che non intervenendo in tempo mette a repentaglio sicurezza e vita degli automobilisti. Sono quelli che se causa clima glaciale il treno ritarda e per di più ha il sistema di riscaldamento in tilt se la prendono con le Ferrovie pretendendo rimborso e risarcimento danni per il disagio subìto. Sono quelli, insomma, che per una vacanza «intelligente» o «consapevole» sono disposti a sopportare qualsiasi disagio, ma in madrepatria si fanno prendere dalle convulsioni al minimo contrattempo. E che siccome pagano (o dicono di pagare) le tasse pretendono dallo Stato o comunque dagli «altri» la totale copertura dei loro eventuali azzardi quando non proprio irresponsabilità. Gente poco simpatica che ritiene l’ennesimo diritto (umano) mettersi volontariamente nei guai senza per questo dover poi rispondere degli effetti delle proprie azioni.
Gente, poco simpatica, che per nessuna ragione al mondo si trattiene dall’addentrarsi nel deserto egizio-sudanese - affrontando con baldanza disagi e cimenti che a casa loro li farebbero strillare d’indignazione - per poter dare una occhiata a certe pitture rupestri di Gilf el Kebir. E se capita che in quella squallida e desolata landa una banda tribale dovesse sequestrarli, poco male: è lo Stato che ha il dovere di cavarli d’impaccio. Il ministero degli Esteri segnala lo Yemen una «zona a rischio»? Ragion di più per recarvisi (il brivido borghese della «vacanza estrema»). Se poi si è presi in ostaggio da quattro marrazzoni indigeni, sarà sempre lo Stato a trattare e pagare il riscatto, avendo cura di rimpatriare gli incauti imbecilli non a forza di calci nel sedere, ma a bordo di un aereo dell’Aeronautica militare messo a disposizione dei loro comodi.
Quando poi, per sommo disprezzo del più elementare buonsenso e indifferenza agli allarmi lanciati, ci lasciano la pelle, succede che trascinino all’aldilà anche i soccorritori, sommando tragedia a tragedia. È successo ieri, sulle Dolomiti, e bene anzi benissimo ha fatto Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile, a uscire dai gangheri: «Sono stufo che i nostri soccorritori muoiano perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi». Cinque su cinque, cioè il massimo: così era dato nella zona il rischio slavine. Cinque su cinque. Pace all’anima loro, riposino in pace, ma i due escursionisti che non ostante quel campanello d’allarme si sono avventurati sui pendii nevosi non hanno fatto altro che giocare con la propria vita. E, quel che è peggio, con la vita dei quattro ragazzi del Soccorso alpino. Non c’entra l’imperizia, non c’entra la malasorte: sfidare la montagna in quelle condizioni climatiche è bullismo bell’e buono. Superomismo da strapazzo, da bar di periferia, corroborato dalla certezza che se le cose si fossero messe al peggio, giù elicotteri, gatti delle nevi e stuoli di soccorritori pronti a intervenire per assicurare un happy end, tale e quale al cinema.
C’è dolore per la perdita di due vite umane, ma in questo caso non pietà. Che va tutta ai quattro del Soccorso alpino, chiamati a riparare i danni di una coppia di scriteriati. Consapevoli che la disgrazia di ieri non servirà certo da lezione e che il bullismo turistico o escursionistico seguiterà a riempire di sé le cronache, per dissuaderlo non resta che farne pagare il conto. Nel caso di indifferenza agli allarmi lanciati - e ciò ovviamente vale anche per chi si avventura in Paesi o zone dichiarate a rischio - ove il ministero degli Esteri o la Protezione civile dovessero intervenire per trarre d’impaccio gli imprevidenti spacconi, a pagarne le spese fino all’ultimo centesimo siano costoro. Affermatosi il concetto che, nel caso, la bravata si paga e non metaforicamente, ma soldi sull’unghia, ai Rambo de noantri la voglia d’andare a sfruculiare i guerriglieri di Capo Guardafui o a titillare le slavine in alta quota passerà come per incanto. Se non è gratis, che gusto c’è a rischiare?