A rischio anche il bombardiere italo-americano

Non c'è solo l'ampliamento della base di Vicenza a causare fibrillazioni della maggioranza: il nuovo fronte riguarda la partecipazione dell'Italia alla seconda fase dello sviluppo del cacciabombardiere JSF/F-35, un programma vitale per le nostre forze armate come per l'industria aerospaziale nazionale che fa capo alla Finmeccanica, guidata da Pier Francesco Guarguaglini, che ne ricaverà tecnologie, miliardi di dollari di carichi di lavoro pregiati e migliaia di posti di lavoro.
L'Italia avrebbe dovuto firmare un contratto preliminare bilaterale entro la fine del 2006. Ai primi di dicembre tutto era pronto per una cerimonia in grande stile a Washington, ma all'ultimo momento Roma ha chiesto un rinvio, con qualche imbarazzo diplomatico e palpitazioni industriali e militari.
Si è trattato di un nuovo cedimento di fronte all'offensiva dell'ultrasinistra, che da tempo ha messo nel mirino il programma, come tutto ciò che ha targa a stelle e strisce. Così, per evitare un disastro parlamentare, il governo ha deciso di evitare prove di forza con la sua tenue maggioranza prima che fosse archiviata la pratica legge Finanziaria. Dopodichè, tutti in vacanza. Con l'esplosione della querelle sull'ampliamento della base Usa di Vicenza la prudenza ha suggerito di adottare un basso, bassissimo profilo sulla questione JSF.
La firma del nuovo memorandum avverrà quindi alla chetichella, entro fine mese, mentre il Parlamento è stato informato formalmente ieri, con una comunicazione alla Commissione difesa della Camera, dove la maggioranza è più salda. Comunicazione, perché formalmente non di nuovo programma si tratta, ma di prosecuzione di un progetto iniziato anni fa, peraltro da un governo di sinistra. In questo modo non ci sarà né un dibattito né un pericolosissimo voto, ancorché solo consultivo.
L'Italia ha già firmato, nel 2002, un primo memorandum per la fase di sviluppo (SDD) di questo velivolo, con una spesa di 1,028 miliardi di dollari fino al 2012. Il secondo, il PSFD (Production, Sustainment and Follow-on Development) consente il prosieguo della attività, la preparazione alla produzione di serie e il successivo supporto logistico. Il costo addizionale per l'Italia, diluito in moltissimi anni, è nell'ordine dei 900 milioni di dollari. Per ora non c'e nessun impegno per l'acquisto degli aerei, ma solo una indicazione e un piano di consegna per 131 aerei (109 per l'Aeronautica e 22 per la Marina), che dovrà essere confermata tra qualche anno. Gli aerei, assemblati in Italia, saranno consegnati dal 2014-2015.