«Rischio attentati per olimpiadi ed elezioni»

Le nuove insidie sono adesso rappresentate dai «free-lance» della jihad. Resta alto nel nostro Paese l’attivismo di nordafricani collegati alla rete di Osama Bin Laden

da Roma

Le previsioni sono tutt’altro che rosee, e non è una novità. Anche l’ultima «semestrale» al Parlamento redatta dai nostri servizi segreti tratteggia imminenti scenari a rischio. Interni e internazionali. Fra ricorrenti minacce d’attentati d’ispirazione islamica, tentativi di rielaborazioni di un nuovo partito armato, preoccupanti pruriti no global e sbandate politicizzate negli stadi, non c’è da stare poi così allegri. Vediamo perché. Sfogliando le 300 pagine del rapporto confezionato dal Cesis (organo coordinatore di Sisde e Sismi) desta particolare allarme l’offensiva jihadista che porrebbe il nostro Paese «tra i possibili obiettivi in una finestra temporale che include le Olimpiadi invernali e le elezioni politiche». Si teme l’onda d’urto che investì le Spagna a ridosso della consultazione elettorale, che poi favorì Zapatero. «Tempi e modi di un eventuale attacco antitaliano restano, comunque, legati alle condizioni di fattibilità operativa ed all’intento di produrre un “effetto sorpresa”. Ciò è dovuto - dicono i Servizi - al perdurante attivismo, in Italia, di elementi di origine nordafricana, variamente riconducibili a gruppi di ispirazione quadista». Ulteriore espressione dell’avvisaglia-kamikaze sarebbe rappresentata da combattenti in sonno, freelance del martirio, «soggetti nati o comunque residenti in Occidente guadagnati alla “causa” dell’islamismo internazionalista». Se sul versante prettamente operativo la minaccia connotata dal collaudato ricorso della tattica suicida soprattutto in danno di «soft target», l’intelligence non trascura l’opzione del cyberterrorismo e l’utilizzo di armi non convenzionali, collegate «all’impiego di sostanze chimico-biologiche» facilmente reperibili sul mercato. Questi scenari da brivido non sembrano preoccupare, o almeno non più del solito, il ministro dell’Interno, Beppe Pisanu: «Segnali ne arrivano ogni tanto - dice -, ma bisogna valutare l’attendibilità. Non mi pare ci sia un contesto che pensi ad atti terroristici».
Quanto all’azione di controterrorismo vera e propria lungo l’asse del radicalismo integralista «italiano» - si legge ancora nella Semestrale - si è spostata fuori dai luoghi di culto classici di orientamento salafita. Più che nelle moschee, ormai il proselitismo, il reclutamento, la propaganda e la pianificazione delle azioni, avvengono per il tramite di attività commerciali come phone center, macellerie, internet point, punti kebab, negozi, «halal». E da qui, oltre che da società ombra e Ong collegate a soggetti organici alla jihad, corre l’invisibile flusso finanziario a supporto delle strutture terroristiche che abbracciano il verbo di Osama. «Si prospetta il rischio di una possibile estensione, da parte del terrorismo, dello sfruttamento delle patrimonialità occidentali anche a pratiche di insider trading, di aggiotaggio, di speculazioni in Borsa e di altre scelte di portafoglio strutturate». Ciò, aggiunge, «con un coinvolgimento, pure inconsapevole, che attinge ramificazioni del sistema bancario islamico in Occidente e fondi di investimento riferibili alle norme della “sharia” (legge islamica)». Relativamente alle tecniche di trasferimento dei fondi, sarebbero diversi i circuiti alternativi ai canali bancari: l’«hawala» (trasferimento di disponibilità di denaro, su base fiduciaria, che avviene on line senza la movimentazione di capitali); il «money transfer» e soprattutto i «cash courier» all’interno dei quali - osserva il Sisde - si rileva «l’operatività in Italia di una capillare rete di intermediari finanziari che agiscono da agenti nei circuiti internazionali e si servono sul territorio di sub-agenti arruolati fra i gestori di phone center, cambiavalute, piccole aziende commerciali, spesso riferibili ad extracomunitari». Il resto del rapporto è dedicato alla criminalità organizzata che guarda all’estero e all’estremismo politico, con un potenziale bacino d’utenza di nuovi soggetti terroristici post Br, e con le proteste sulla Tav in Val di Susa «funzionali allo sviluppo del ribellismo sociale» alimentato da frange anarcoidi e insurrezionaliste.\