"Rischio attentati, la stampa li favorisce. Ho portato mio figlio? Non lo vedo mai..."

Roma - Prima di tutto la famiglia, da buon meridionale. «Mio figlio non lo vedo mai, che male c’è se l’ho portato al Gran premio? Tanto, se in aereo eravamo 10 o 15 non cambiava niente». Secondo lo Stato, da buon democristiano. «Sono andato a Monza per premiare uno dei vincitori, per conto dell’Italia». Clemente Mastella risponde alle accuse dell’Espresso elencando i motivi di opportunità, dalla sicurezza al «risparmio» agli affetti, che l’hanno indotto a usare un volo di Stato per la trasferta in Formula 1. E denuncia la «campagna diffamatoria del settimanale e della sinistra populista-editoriale» che, colpendolo ad ogni occasione, vuol buttar giù il governo Prodi.

Ministro, non si sente colto in fallo per questo viaggetto a spese dello Stato in tempi di tagli finanziari?
«E per quale ragione? Era un atto di natura istituzionale: mi ha invitato la Federazione italiana automobilistica e l’Aci per consegnare le coppe, con il ministro Rutelli. E infatti ho premiato Raikkonen della Ferrari. Se non andavo io, andava un altro del governo: o dovevamo fregarcene di una manifestazione sportiva così importante? L’anno scorso non mi hanno invitato e non sono andato. Stavolta, ho approfittato del passaggio e il giorno dopo ho partecipato a Brescia a un dibattito sulla giustizia. Vuole verificare?».

 

Ma doveva proprio andare con un Airbus di Stato, poco dopo aver denunciato la scarsità di fondi che fa mancare la benzina alle auto dei magistrati?
«Ci sono motivi di sicurezza e non decido io, ma il Viminale. Il ministro della Giustizia firma disposizioni contro i boss, ha tanti nemici e dev’essere protetto un po’ più degli altri. Come i ministri degli Interni, degli Esteri, della Difesa. Non scegliamo mica di prendere l’aereo di Stato per ragioni nostre, per sfizio o per ripicca. Ma anche per non mettere a rischio cittadini inermi. Quando Pertini volle usare un aereo di linea, lasciò a terra 50 cittadini con tanto di biglietto, per far spazio al seguito. Guardi, questo scandalismo dell’Espresso crea un effetto-Biagi terribile. E se poi, visto che si parla tanto di me, qualche fanatico fa una sciocchezza? Quando s’incattivisce la gente non si sa mai dove si arriva. Come per quello che ha tagliato le cime dello yacht: che c’entravo io se era incavolato per altri motivi e ha fatto qualcosa di pericoloso? Lì poteva farsi male qualcuno. Eppure, mi hanno attaccato».

Ma colpisce che lui sia stato condannato in 24 ore a 2 anni e mezzo e per degli assassini si aspettano anni.
«Non lo stabilisco mica io, il processo per direttissima».

Torniamo al viaggio: come mai si è portato suo figlio raccontando a tutti che glielo aveva promesso?
«Non ha mica creato un problema all’erario, questo fatto. E poi, i miei cari hanno pur diritto a stare ogni tanto con me, visto che non ci vediamo mai».

Però, così ha dato l’impressione di una gita più familiare che ufficiale, anche perché all’arrivo ha detto di essere andato a salutare il suo amico Briatore.
«Questo lo dice L’espresso, che non ha il senso dell’humour ma dell’horror. La verità è che a Monza hanno incominciato subito a chiedermi degli avvisi di garanzia della procura di Modena ai vertici McLaren e io, per svicolare, per celiare, ho detto quella frase. Ma non rinnego certo, come altri, l’amicizia con Briatore».

Le inchieste per lo spionaggio alla Ferrari non erano un altro buon motivo per evitare la visita?
«Chi lo dice, è un farabutto. I magistrati sono autonomi, secondo la Costituzione. Io non posso influenzare né loro né la gara. Infatti, ha vinto la McLaren».

È vero che lei e Rutelli avevate chiesto due voli separati per andare a Monza?
«No, affatto. Ognuno aveva fatto la sua richiesta e per razionalizzare ci hanno fatto andare insieme. Così, si è risparmiato. Un volo costa 15mila euro, ma se fossimo andati in auto con le scorte, avremmo speso lo stesso. E poi quegli aerei devono girare, fare un certo numero di ore di volo, non possono stare fermi».

Però, per la gente, questa è la conferma che quella dei politici è una casta.
«Di caste ce ne sono tante e i politici non hanno la penna per presentare i fatti come vogliono loro. L’espresso e i potentati che ha dietro, mi attaccano ogni settimana, ora sulla casa ora sul viaggio, perché io reggo in piedi questo governo che vorrebbero far saltare. Sono in politica da 30 anni e se avessi voluto ne avrei approfittato prima. Possono crearmi qualche inciampo, ma non riusciranno nello scopo. Demagogia per demagogia, vorrei rispondere all’Espresso che se rinunciasse ai finanziamenti pubblici risolverebbero i problemi di benzina dei magistrati. Comunque l’anno prossimo a Monza chiamino il suo direttore a dare i premi».