Il rischio dualismo tra il Cavaliere e l’ex Guardasigilli

Nel Pdl sono in molti a pensare che il segretario abbia bisogno di camminare con le sue gambe e stia rischiando di rimanere "all’ombra del Cavaliere"

Era atteso alle 18 di ieri, ma arriverà questa mattina alle 11. Avrebbe dovuto intervenire dal palco, ma si limiterà ad assistere dalla prima fila al discorso di Alfano. A meno di ulteriori cambi di programma, Berlusconi sceglie il basso profilo e decide di non prendere tutta per sè la scena al convegno del Pdl organizzato a Verona dall’ex sottosegretario Giovanardi. Un cambio di agenda dettato da impegni personali, ma forse anche da quello che nel partito sta ormai diventando un problema. Sono in molti - rigorosamente off record - a pensare che il segretario abbia bisogno di camminare con le sue gambe e stia rischiando di rimanere «all’ombra del Cavaliere».
Una questione di cui si parlò già giorni fa, quando l’ex premier voleva intervenire personalmente alla Camera durante il voto di fiducia a Monti e in molti gli consigliarono di rinunciare perché Alfano sarebbe stato l’unico segretario di partito a non parlare e ne sarebbe uscito ridimensionato. Un problema che si è riproposto buttando giù l’agenda del ventesimo congresso del Partito popolare europeo che si terrà a Marsiglia nei primi giorni di dicembre. Anche lì, infatti, in rappresentanza del Pdl sono attesi sia Berlusconi che Alfano. E così si arriva a Verona.
Dove più di un dirigente del Pdl ammette che per un segretario che deve farsi spazio quella del Cavaliere rischia di essere «una presenza ingombrante». Impegni privati a parte, anche per questo - forse - l’ex premier ha deciso di rinunciare al suo intervento. E ha assicurato a Giovanardi che sarà a Verona questa mattina ma «solo per ascoltare».
Anche se per Berlusconi il problema non esiste («Alfano è una delle poche persone di cui mi fido ciecamente», ha ripetuto negli ultimi giorni a più di un interlocutore), il fatto che nel partito - a vari livelli - sia percepito come tale potrebbe alla lunga essere un problema. Soprattutto in vista dei congressi provinciali (tra dicembre e gennaio), delle primarie per stabilire i candidati alle prossime amministrative di primavera (febbraio) e dell’apertura della campagna di tesseramento del 2012 che sarà determinante in vista del congresso nazionale del Pdl. Senza contare che l’ipotesi elezioni anticipate resta sempre sul tavolo. Certo non sarà il Cavaliere a staccare la spina, ma in uno scenario così complesso non si può neanche escludere l’incidente di percorso e dunque bisogna essere pronti a ogni evenienza.
È per tutte queste ragioni - dal riassetto del Popolo della libertà al fatto che comunque bisogna essere pronti a qualsiasi eventualità, urne comprese - che Berlusconi vuole Alfano il più solido possibile. E che venga fugato ogni dubbio in proposito. Non è un caso che sia stato lui a trattare direttamente con Monti questioni delicatissime e non è un caso che il Cavaliere abbia deciso per il passo indietro sia il giorno della fiducia al governo che ieri. Il punto, però, è capire se davvero Berlusconi - sempre sia confermata la sua presenza - riuscirà a lasciare il convegno di Verona senza parlare. Perché basterebbero poche battute con i cronisti per ottenere lo stesso effetto di un intervento dal palco.
AdSig