«Rischio di elezioni anticipate» Formigoni spinge sullo Statuto

Il vento delle elezioni anticipate soffia da Roma e arriva fino al trentesimo piano del Pirellone, dove Roberto Formigoni progetta il suo futuro politico. E c’è già chi trema pensando alle tensioni che erano nate lo scorso anno per la sua candidatura al Senato. Il governatore non ritiene un’ipotesi di scuola che la Regione possa tornare al voto nel 2008 o nel 2009, nel caso in cui si votasse per le politiche e lui prendesse la strada per la Capitale, questa volta senza tornare indietro. «È il momento di accelerare sullo Statuto. Sarebbe meglio se il consiglio finisse i lavori entro il dicembre 2007 perché si rischiano elezioni anticipate...» dice Formigoni, commentando la tabella di marcia presentata dal presidente della Commissione Statuto, Giuseppe Adamoli, della Margherita. L’obiettivo del presidente della Lombardia, come ha ripetuto più volte, in un governo con Berlusconi premier, sarebbe un ministero di peso e cioè gli Interni o gli Esteri. Altrimenti - ragiona lui - «hic manebimus optime», e cioè meglio rimanere in Lombardia e correre per il quarto mandato.
Formigoni non vede di buon occhio la possibilità di eliminare per Statuto l’elezione diretta del presidente della giunta, come suggerito in aula da Adamoli, che l’ha proposto nella sua relazione ai consiglieri. «Solo se fosse il Consiglio a eleggere il presidente, i consiglieri non decaderebbero contemporaneamente a lui» ha spiegato l’esponente della Margherita. Formigoni stoppa la proposta che indebolirebbe la forza dei governatori sulla loro maggioranza: «Non mi sembra una soluzione brillante. I cittadini si sono appassionati all’elezione diretta». Esiste però un’ipotesi alternativa (anche se molto meno realistica) e cioè una modifica della Costituzione che consentirebbe di votare come nel 1995, ovvero con la designazione da parte dei cittadini e la conferma da parte del consiglio regionale. «Io la butto lì...» dice Formigoni.
Nel frattempo, guarda a Roma. E questa sera farà sventolare il Gonfalone della Regione Lombardia alla manifestazione romana «Salviamo i cristiani». Spiega Formigoni: «In ampi strati del nostro ordine costituito culturale e politico il pregiudizio anti-cristiano di una certa cultura laicista è più forte di tutto, anche della sua proclamata rivendicazione del principio di tolleranza». Non è un caso che ieri il Consiglio Regionale abbia approvato una mozione di sostegno alla manifestazione, votata anche dalla Margherita.