«A rischio la legge sugli embrioni Mussi deve tornare sui suoi passi»

Il presidente di Scienza e vita: «La scelta di autorizzare la ricerca è dittatoriale»

Anna Maria Greco

da Roma

«Noi continuiamo ad insistere: Mussi deve tornare sui suoi passi. Non ci si può accontentare dell’assicurazione del Comitato Amato che la legge 40 non sarà toccata». Bruno Dallapiccola, presidente di «Scienza e Vita», insiste che il ministro della Ricerca e il governo di cui fa parte devono rivedere la decisione di ritirare la firma dalla Dichiarazione etica Ue per la ricerca sulle cellule staminali.
Professore, non basta l’assicurazione che il passo di Mussi non avrà effetti in Italia, dove sono vietati i progetti sulle staminali embrionali?
«Non basta. Io rappresento un movimento di centinaia di migliaia di italiani che sono indignati della decisione unilaterale di Mussi. E ho ricevuto telefonate preoccupate da chi rappresenta i nostri partner europei firmatari della Dichiarazione etica, che si sentono a disagio, indeboliti. Una decisione così seria e importante è stata presa autonomamente da un ministro, senza interpellare il governo e la Commissione nazionale di Bioetica, come fece Letizia Moratti quando era al posto di Mussi. Ora, il Comitato Amato cerca di dargli un alibi, una protezione, dicendo che non sarà modificata la legge sulla fecondazione assistita. Ci mancherebbe, dico io, dopo un referendum che l’ha confermata».
Che cosa si dovrebbe fare, ora?
«Aprire un dibattito in Parlamento, confrontare tutte le posizioni e arrivare ad una scelta democratica. Perché altrimenti quella di Mussi sa di decisione dittatoriale. Per noi di Scienza e Vita la firma dell’Italia sulla Dichiarazione etica ci vuole, l’abbiamo chiesto esplicitamente in una lettera a Prodi e a Mussi».
Ma la proposta di discutere subito le due mozioni della Cdl è stata respinta dall’Unione e i cattolici della Margherita, guidati da Paola Binetti, dopo tante proteste la loro mozione non la presentano e rispettano la disciplina di coalizione.
«Lo so, ho visto e temo che difficilmente la maggioranza si lascerà convincere a fare quello che deve. Purtroppo, anche persone che sono scese in politica per difendere valori come quelli della vita e della famiglia, poi si trovano a scendere a compromessi. E abbiamo un governo che ha debuttato molto male, con ministri e vicesegretari che, per conquistarsi un po’ di visibilità, come primo atto hanno messo in discussione principi fondamentali. L’impressione è che si voglia smantellare il Palazzo Italia e si vada verso uno sbracamento morale, sulle orme di Paesi come la Spagna o gli ex-Stati comunisti che sono passati da un estremo all’altro. Vorrei fare l’elogio della differenza: non tutto ciò che propone la ricerca dev’essere abbracciato. A volte ci vogliono scelte coraggiose. Invece, i nostri ministri sembrano ritenere ogni novità fisiologica. Che dire? È quello che ci passa il governo».
Malgrado le assicurazioni, ci sono forze nel centrosinistra che insistono per modificare la legge 40, come la Rosa nel Pugno.
«Io dico un no assoluto a riaprire il dibattito in Parlamento. Non perché non sia possibile qualche specifico miglioramento, ma perché sono terrorizzato dall’idea che si faccia in questo clima. E poi, ricordiamoci che l’Italia ha un posto di prestigio nella ricerca sulle staminali adulte, che ha già dato buoni risultati, mentre su quelle embrionali in 10 anni, e non sono pochi, non si è arrivati ad alcuna utilizzazione terapeutica».