Il rischio nozze gay riapre i giochi del dopo Ruini

Meno scontata la nomina di monsignor Papa alla presidenza dei vescovi. Riprendono quota le ipotesi Scola e Bagnasco

da Roma

Il disegno di legge sul riconoscimento delle coppie di fatto influenzerà la corsa per la presidenza della Cei? A prima vista si direbbe impossibile, e invece quanto accade in questi giorni sta facendo riconsiderare la decisione che sembrava già presa nei sacri palazzi, di affidare a un vescovo del Sud – e non a un cardinale – la guida della Conferenza episcopale italiana. All’origine di quest’ultima scelta, portata avanti dal nuovo Segretario di Stato Tarcisio Bertone, c’era e c’è la volontà di imprimere una «svolta pastorale» alla Cei tenendo in maggiore considerazione gli umori della base, e soprattutto ridimensionare il ruolo della Conferenza episcopale, facendo emergere le sue caratteristiche di coordinamento più che di leadership. Il candidato presidente per incarnare questa scelta è e resta l’arcivescovo di Taranto, Benigno Papa, anche se ieri l’attuale vicepresidente Cei si è chiamato fuori dalla corsa. L’altra ipotesi, che fino a qualche giorno fa appariva perdente e che ora sembra riprendere quota, prevede una successione forte alla forte presidenza Ruini: il patriarca di Venezia Angelo Scola, o comunque un altro porporato italiano. A scompaginare i giochi ci si è messa di mezzo, o è stata messa in mezzo, la politica: la scelta di monsignor Papa è stata infatti presentata da un quotidiano e dalle parole di qualche parlamentare come la vittoria di un’inesistente asse Bertone-Prodi, scaturito da un altrettanto inesistente incontro tra il Segretario di Stato e il premier (smentito dal direttore della Sala Stampa vaticana). In cambio di qualche aggiustamento sui Pacs, insomma, il Vaticano avrebbe concesso ai cattolici del centrosinistra una presidenza Cei meno interventista. Ora, è vero che i contatti con il mondo politico, a tutto campo, sono stati parecchi in questi giorni – ad esempio il vescovo Rino Fisichella, cappellano della Camera, si è incontrato con il prodiano Renzo Lusetti – ma gli argomenti sul tappeto non erano le nomine ai vertici Cei che competono al Pontefice, quanto piuttosto le scadenze legislative su temi cari alla Chiesa.
Benedetto XVI pare si sia dispiaciuto per il fatto che l’idea di nominare alla guida della Cei un vescovo sia stata fatta passare come una bocciatura di Ruini e della sua linea. Ratzinger stima Ruini e non è certo alieno dall’intervenire sui temi della famiglia. È probabile che intenda servirsi dell’abile porporato di Sassuolo anche in futuro. Ecco perché, nelle ultime ore, la designazione di monsignor Papa è divenuta meno scontata. Rispunta, dunque, l’ipotesi di affidare la presidenza Cei a una sede cardinalizia, magari a un arcivescovo che non è ancora cardinale, come nel caso di Angelo Bagnasco, vicinissimo a Ruini. Altri nomi possibili, oltre a quello già citato di Scola, sono quelli del cardinale Ennio Antonelli di Firenze, e di Carlo Caffarra di Bologna.
Se invece resisterà la candidatura di monsignor Papa, è probabile che rimanga al suo posto, almeno per il momento, l’attuale segretario della Cei, il ruiniano Giuseppe Betori, garantendo così la continuità nella gestione della Conferenza episcopale.