Il rischio di Olmert

Il rapporto della Commissione d’inchiesta Vinogradov - dal nome del giudice che la presiede - sulle responsabilità del governo nella guerra del Libano, verrà presentato ufficialmente stasera a Tel Aviv. Le prime rivelazioni rilanciano le accuse di incompetenza contro il primo ministro Olmert e il ministro della Difesa Peres. Quanto all’ex capo di Stato maggiore Haluz che per primo ha rassegnato le dimissioni, si trova in congedo di studi all’università di Harvard. In attesa di maggiori conferme dalla lettura completa del rapporto che sarà messo in Internet a disposizione del mondo intero, queste sono le probabili conseguenze:
1. Sul piano politico il primo ministro di cui nei sondaggi il 97 per cento della popolazione chiede le dimissioni, resterà nell’immediato al potere perché sostenuto da una solida maggioranza parlamentare. Egli tenta di guadagnar tempo affermando che le accuse di incapacità nella condotta della guerra, formulate dalla Commissione, ricadono sull’intero governo. «Scusa infantile» dicono i suoi oppositori che unisce irresponsabilità a mancanza di dignità. Ma poiché la Commissione non ha poteri esecutivi, il verdetto finale lo daranno gli elettori nelle prossime elezioni. «Il vero pericolo» ha detto l’ex capo di Stato maggiore generale Yatom «è che nel frattempo scoppi una guerra e il Paese la debba affrontare con un governo così incapace».
2. Sul piano militare il verdetto della Commissione non cambia molto poiché i tre principali generali impegnati sul campo hanno già dato le dimissioni. Mette però in luce le mancanze dei precedenti comandanti in capo nel comprendere il tipo nuovo di guerra che Israele doveva affrontare: gli errori dell’intelligence; la mancanza di strutture di difesa civile. Nonostante il clamore dei media contro il governo è già chiaro che la Commissione ha mancato i suoi scopi. Essendo stata creata dal governo non ha il potere di «punire colpevoli». Inoltre se porta accuse dure contro il primo ministro e il ministro della Difesa (che ha già annunciato che lascerà l’incarico), non propone soluzioni. Colpire personalità altolocate soddisfa il desiderio di giustizia di chi è disgustato dalla loro incompetenza, ed è furioso per la perdita di prestigio del Paese. Ma di questo crollo di immagine il primo ministro non è il principale colpevole. Lo è l’intera società israeliana che ha permesso lo sviluppo della corruzione nei partiti; è il sistema elettorale che favorisce questa corruzione e la debolezza degli esecutivi; è la perdita degli ideali legata al crollo delle ideologie e dei valori, a uno sfrenato individualismo dovuto all’arricchimento che favorisce i ricchi a scapito di quei poveri che formano i grossi battaglioni dell’esercito. È l’indifferenza mostrata dal governo per la popolazione delle retrovie colpite dai razzi.
Per ciò che concerne le forze armate che stanno furiosamente cercando di riparare gli errori rivelati dalla guerra e allenando le unità di riservisti per uno scontro che si ritiene probabile soprattutto con la Siria, l’importante è accettare la creazione di un Consiglio superiore strategico capace di consigliare futuri governi nelle sue decisioni ed evitare - come fu il caso nella guerra del Libano - di dipendere dall’autorità e prestigio di un capo di Stato maggiore il quale - ottimo generale d’aviazione - non aveva esperienza di impiego di forze terrestri. Il risultato secondo la Commissione fu che egli riuscì a imporre senza capire le ricadute politiche e mediatiche, una guerra basata sulla superiorità dell’arma aerea. Trascinando un governo inesperto a proclamare scopi militarmente irraggiungibili, ha dimostrato il carattere deleterio dell’americanizzazione della società civile e militare di Israele che l’esercito da solo non potrà risolvere. Senza l’intervento di elezioni che facciano emergere una nuova leadership, l’esercito in quanto esercito di popolo riflette nel bene e nel male il carattere di una società per riformare la quale occorrerà un tempo di cui il Paese non dispone.
R.A. Segre