A rischio la ricerca biotecnologica

Una vera bufera rischia di travolgere la ricerca biotecnologica italiana. Dopo un decennio di crescita e di grandi risultati scientifici il vento della crisi scuote le aziende di questo settore, punta avanzata dell’innovazione. Lo conferma a Milano Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, dopo la presentazione del rapporto Blossom sulla situazione del biotech.
«Nel giro di pochi anni le imprese biotecnologiche, soprattutto grazie al settore healthcare, si sono moltiplicate raggiungendo quota 260, un numero che all'inizio sembrava un sogno. Oggi - commenta Dompé - abbiamo circa 200 progetti in fase di sviluppo di cui due terzi, circa 140, sono già in fase clinica. In sette anni, dal 2000 al 2007, gli studi clinici sono aumentati del 33,7%. E quelli in fase I e II sono il 42,6% del totale». Dompé ha inoltre precisato che il 40% dei nuovi farmaci registrati è di origine biotecnologica. Inoltre dalle biotecnologie arrivano i maggiori contributi per la cura delle malattie rare, dove abbiamo un indice di specializzazione pari al 10,4%, realtà che ci pone davanti a Giappone (9%), Francia (8,6%), Germania (8,3) e Usa (7,3).
«Già alla fine dello scorso anno - afferma Dompé - si sono avvertiti i primi effetti della crisi finanziaria mondiale».
Sono 41mila gli occupati italiani nell’area biotecnologica, di cui 8500 impegnati in attività di ricerca, un fatturato complessivo stimato in oltre 15,3 miliardi di euro (+18% rispetto al 2007), di cui 5,4 derivanti dalla vendita di prodotti e tecnologie innovative che hanno conquistato uno spazio ed un peso economico soprattutto in Lombardia, la regione del biotech, dove gli investimenti di 64 imprese rappresentano il 73% degli investimenti totali biotecnologici e gli occupati sono oltre 11mila.
«Bisogna stare attenti - ha aggiunto il presidente Dompé - a non indurre tanti ragazzi che in questo momento puntano il loro futuro sul settore, a pensare che nei prossimi anni vi sarà un grande sviluppo, un aumento coerente con quello registrato nel passato. Potrebbe essere un'informazione fuorviante».
Gli investimenti delle aziende biotecnologiche italiane sono cresciuti lo scorso anno del 15%. «Il biotech rischia però quest’anno nel nostro Paese un calo degli investimenti a due cifre», ha ricordato Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec. «Sono indispensabili - ha precisato Gradnik - misure di sostegno che favoriscano il rilancio competitivo e lo sviluppo della ricerca con il ripristino del credito di imposta, l'agevolazione dell'accesso al credito, il sostegno alle giovani imprese innovative e la progettazione di misure strategiche e strutturali che consentano alle nostre aziende di aumentare la propria competitività». Gradnik ha precisato che «per numerose imprese del settore diventa difficile andare avanti come nel caso di Cell Therapeutics e del Centro ricerca di Nerviano. Anche nel Mezzogiorno vi sono aree di grande criticità. È a rischio di sopravvivenza a Pomezia (Roma) l’Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare (Irbm). Un centro di eccellenza fondato venti anni fa, grazie ad una joint-venture paritetica tra Merck Sharpe & Dohme Italia e Sigma-Tau, sul modello di due grandi centri di ricerca europei, l'LMB di Cambridge e l'EMBL di Heidelberg, grazie ad una idea di Pietro Angeletti: combattere la fuga dei cervelli offrendo una opportunità di ritorno a ricercatori italiani impegnati all’estero. Nel 2000 IRBM è stato interamente acquisito da MSD Italia. Oggi impiega 170 ricercatori (dottorandi, dottorati, borsisti e contrattisti). La società farmaceutica Merck, seconda nella graduatoria mondiale con oltre 100mila addetti dopo la recente unione con Shering Plough ha già annunciato per il 31 dicembre di quest’anno, la chisura a Pomezia del suo Laboratorio di Ricerca Italiano (Irbm). La decisione, già annunciata da mesi, è una conseguenza della nuova strategia Merck, che prevede il consolidamento della ricerca di base in sole due aree geografiche: gli Stati Uniti e il Canada. Insieme al Laboratorio di Roma, è stata annunciata la chiusura del Laboratorio Giapponese e di un altro statunitense a Seattle, tutti di alta specializzazione.
La decisione di Merck apre quindi, in aggiunta ad un problema immediato di occupazione, quello della dispersione del patrimonio di conoscenze accumulato negli anni, patrimonio che ha prodotto risultati impensabili. Ha infatti avuto un ruolo vitale nella scoperta di farmaci oncologici ed antivirali, culminato nella messa a punto di un nuovo farmaco (Isentress), già approvato nel 2007 dall'Fda e dall'Emea, per la terapia dell'Aids ed entrato in commercio in circa cento paesi tra cui anche l'italia nell'aprile 2008. A questo farmaco, che ha fatturato lo scorso anno oltre 350 milioni di dollari,è stato assegnato il Premio Galien, il più alto riconoscimento per un farmaco innovativo, considerato l'equivalente per l'Industria Farmaceutica del premio Nobel. Questo centro di ricerca merita di essere salvato.