«Il rischio sono gli scambi occulti»

da Milano

Professore, che cosa dice delle manifestazioni d’interesse presentate per Alitalia?
«Sono state sopravvalutate - risponde Marco Ponti, docente di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano -. Tutto questa fibrillazione dà un significato eccessivo a una gara che non è ancora partita. Alcune partecipazioni sono evidentemente finte, altre autentiche. Si tratta in sostanza di una fase di sondaggio per vedere che aria tira. Sia in termini di presenze che di assenze...»
E come considera questo “sondaggio”?
«Certamente positivo. È un momento di esplorazione che favorisce il dialogo tra gli interlocutori, permette da una parte di verificare i vincoli posti dal bando, dall’altra di valutare la qualità dei pretendenti. Chi si è dichiarato avrà un vantaggio informativo, in cambio il governo potrà osservare le controparti. Per firmare bisogna essere in due e conoscere le condizioni. Tutto qui: non va dato un significato ulteriore».
Come evolverà la situazione?
«Il quesito è semplice: chi può voler comprare una società che perde un milione al giorno? Non certo dei benefattori. Abbiamo un candidato rilevante assente, Air France; un candidato come Air One, partner di Lufthansa, debole e con conti fragili. La vera partita si giocherà quando sarà chiaro quali sono i veri paletti su occupazione e hub, i due snodi importanti. E qui si aprono le ipotesi...»
In che senso?
«Si tratta di vedere che cosa offirà il governo come contropartita più o meno esplicita all’acquirente. Per esempio potrà esserci una richiesta di controllo governativo della competitività: limiti alle low cost e freni a Bruxelles sulle liberalizzazioni ancora da fare (voli intercontinentali e assegnazione di slot). I limiti alle low cost sono già impliciti nella classificazione gerarchica degli aeroporti che si vorrebbe approvare. Ma nell’uno e nell’altro caso, frenando la concorrenza, il vero danno sarebbe per i consumatori, per gli italiani».
Sono davvero gli unici rischi?
«No. Il tema delle contropartite può sprofondare in territori occulti. Il concetto è: tu acquisti e in cambio io ti faccio favori su altri tavoli. Lo fanno in tutti i Paesi, tutti i giorni. Ma come verificarlo? Certo, il sospetto c’è, data la presenza di grossi interessi finanziari. Le banche e altri soggetti, per esempio, hanno rapporti con lo Stato in altri settori».
Ma così com’è Alitalia è appetibile?
«No. E infatti c’è anche uno scenario di collusione. Con le offerte che, andando avanti, si squagliano; intanto la compagnia perde ancora un po’ di milioni e chi la vuole finirà per comprarla a prezzo più basso. L’unico elemento positivo potrebbe essere, in fase di trattativa, l’abbassamento dei “paletti”, sui quali il governo è già apparso abbastanza flessibile».
È ancora commissariabile Alitalia?
«No, perché ha liquidità per un anno e le perdite non raggiungono un terzo del capitale. Mi viene da dire: purtroppo!»