A rischio stipendi e assistenza ai dializzati

La Asl Rm A non paga le prestazioni da gennaio. I medici: «Forniture e servizi saranno bloccati»

Rischia di chiudere l’Unità di dialisi decentrata dell’ospedale San Giacomo in via Roncinotto, all’Ostiense. Da oltre un anno la Asl Rm A non paga il «conto» (circa 1,5 milioni di euro) alla società che dal 2000, con un’apposita convenzione, assiste ben 63 pazienti in emodialisi. Adulti e anziani che, altrimenti, non potrebbero vivere; giovanissimi come due adolescenti di appena 15 e 16 anni che, in attesa di un trapianto, vengono nel frattempo sottoposti alla terapia salvavita. «Non sappiamo più come fare - spiega la dottoressa Nadia Cisamolo, a capo della Diagest srl, la società che gestisce il centro -. Da mesi scriviamo ai dirigenti dell’azienda sanitaria, all’assessore alla Sanità regionale Augusto Battaglia, al presidente della Regione, Piero Marrazzo, senza però avere risposte. Ora siamo al capolinea. Non possiamo più sostenerci con le nostre forze». In pratica, dal gennaio 2006 la Asl Rm A ha sospeso il pagamento delle fatture per le prestazioni erogate in via Roncinotto. Di conseguenza, la Diagest ha difficoltà nella liquidazione dei fornitori. «Sollecitiamo ancora una volta con la massima urgenza - scrive Nadia Cisamolo in un telegramma al direttore generale della Asl, Carlo Saponetti spedito l’11 ottobre - il pagamento delle fatture onde evitare il blocco totale delle attività con gravissime ripercussioni sia sul personale dipendente che sulla salute dei pazienti». A rischio sono anche stipendi e tredicesime del personale, 5 ausiliari e 4 infermieri. «Finora stiamo provvedendo con le nostre risorse - dicono alla Diagest - ma non potremo andare avanti per molto. Non escludiamo forme di protesta eclatanti». Nell’ennesima missiva ai vertici della Asl, il 5 dicembre scorso la Diagest scrive: «Già i fornitori hanno cominciato a sospendere l’invio dei materiali (...). A tutt’oggi soltanto la nostra professionalità e capacità è riuscita a mitigare il malcontento degli utenti (...)». La struttura, con parcheggio interno e servizio di autisti per i pazienti più disagiati, è stata il primo centro distaccato a servizio di malati che, per continuare a vivere, sono costretti a una cura di tre sedute la settimana di quattro ore chiascuna. «È pazzesco - conclude la Cisamolo - che l’agonia del nostro centro passi nel silenzio». alemarani@tiscali.it