«A rischio lo sviluppo degli aeroporti lombardi»

Preoccupazioni anche per la vendita del 33% di Sea di proprietà del Comune «Il ddl può pregiudicare l’esito della gara»

Chiara Campo

«Lo sviluppo degli aeroporti lombardi è a rischio». Non solo: il governatore Roberto Formigoni esprime anche «forte preoccupazione» per la vendita del 33% di Sea. Causa delle perplessità è il decreto legge sui requisiti di sistema del trasporto aereo approvato mercoledì dal Consiglio dei ministri. Provvedimento nato per dare respiro alle compagnie aeree penalizzate dall’11 settembre e dal caro-petrolio, ma che si ripercuoterebbe negativamente sui conti dei gestori aeroportuali. Non a caso il presidente di Assaeroporti Giovanni Maniscalco ha annunciato che martedì volerà a Bruxelles per incontrare il presidente della Commissione Trasporti Paolo Costa e dire no anche in sede comunitaria al ddl «che non servirà ad Alitalia» e rilanciare invece l’opzione dei contratti di programma per gli aeroporti di Roma e Milano, che farebbero risparmiare alla compagnia di bandiera, «22 milioni di euro per Malpensa e 10,5 milioni per Fiumicino». Gli stessi Contratti di programma tra Sea ed Enac che, ha ricordato ieri il presidente Formigoni, «Comune e gestore avevano proposto al ministro dei Trasporti, come soluzione che avrebbe comportato per Alitalia benefici analoghi a quelli previsti dal decreto, stimati in 40-50 milioni, ma senza determinare perdite così pesanti per Sea. Auspico che il Parlamento, nella conversione in legge, corregga i requisiti di sistema in modo da salvaguardare meglio il sistema aeroportuale».
Il provvedimento approvato dal consiglio dei ministri prevede tra l’altro l’abolizione delle royalties per il rifornimento di carburante, riduzione delle tariffe Enav, trasferimento ai vettori di parte dei proventi incassati dagli scali per la sicurezza, risarcimento dei danni subiti dopo l’11 settembre. Il paradosso però, secondo Formigoni - «sorpreso» per il contenuto del decreto -, «è che il risparmio per Alitalia sarà assai ridotto e comunque insufficiente a risolvere la situazione in cui versa, verranno avvantaggiate soprattutto le compagnie concorrenti e penalizzato pesantemente il sistema aeroportuale, in particolare lo sviluppo di quello milanese: Sea perderà circa 60 milioni di euro ogni anno». Al quadro nero si aggiunge «la preoccupazione per la privatizzazione di Sea. Si rischia di pregiudicare pesantemente l’esito positivo della gara, perché era stato calcolato un valore della partecipazione con una struttura di ricavi che con questo decreto è stata decisamente modificata». Il sottosegretario alla Presidenza della Lombardia, Raffaele Cattaneo (che è anche membro del CdA Sea) arriva a sostenere che «se nessuno dovesse presentarsi all’asta per la Sea non sarebbe certo un fulmine a ciel sereno». Il presidente di Sea Giuseppe Bencini ammette che «il ddl avrà conseguenze pesanti sui ricavi della società, e la prima voce di bilancio su cui inciderà saranno gli investimenti per lo sviluppo».
Formigoni ha sottolineato che il provvedimento cade come un macigno nel momento in cui sul sistema lombardo si vedono «segnali importanti»: la messa a regime a Milano, dal primo ottobre, della base del personale navigante di Alitalia (400 piloti e 1.400 assistenti di volo) e l’apertura a Malpensa, dall’estate 2004, di 13 nuove rotte nazionali e tre intercontinentali, con il 15% in più di passeggeri nel primo semestre 2005 rispetto all’anno scorso. Ma ora si rischia una brusca frenata in pista.