Alla riscoperta dell’umanesimo nell’Italia post ’45

N el romanzo L’oro dei vinti Vittorio Vettori immagina di leggere il diario dello scrittore Giancarlo Agostini al quale era stata affidata una missione disperata: recarsi negli Stati Uniti da Giuseppe Prezzolini affinché il fondatore della Voce, affermato docente alla Colombia University di New York, potesse intercedere presso la Casa Bianca ed evitare l’ingresso in guerra degli Usa contro l’Italia. Agostini, il personaggio dietro il quale Vettori si nasconde, è un funzionario del Partito Fascista ma anche un intellettuale consapevole della deriva dittatoriale del regime. Per Vettori questo libro è un’autobiografia politica, sotto forma di autobiografia segreta, con la quale attraversa il «suo» fascismo, deluso di Mussolini alla maniera del suo maestro Giuseppe Bottai, anche se il Vettori-Agostini è coerente nello schierarsi fino all’ultimo con Salò.
A Vittorio Vettori, grande storico del pensiero italiano, le edizioni Le Lettere dedicano Civiltà letteraria - cultura e filosofia curato da Marino Biondi e Alice Cencetti, un viaggio di oltre quattrocento pagine nella poderosa produzione di questo studioso. «Vettori», scrive Marino Biondi «scelse di iscriversi a una cosmopoli di spiriti magni». Un modo per affermare che la sua ricerca si snoda attraverso Ortega, de Unamuno, Jünger, Heidegger, Mircea Eliade, Simone Weil, Hannah Arendt.
Toscano nato a Castel San Niccolò in Casentino, Vittorio Vettori si muove tra i fiumi della grande cultura italiana del Novecento a partire da Giovanni Gentile e Benedetto Croce. Mostra pure una profonda ammirazione per Gramsci che trova lontano dal comunismo moscovita e pesante di Togliatti. Promuove due riviste, Nuovi studi gentiliani e Revisione, nelle quali il dialogo con Gentile non s’interrompe neanche dopo la morte del filosofo dell’«antifazione».
Del fascismo, Vettori aveva vissuto i primi entusiasmi, le contraddizioni e poi l’oblio. Dopo questo viaggio nel lungo dopoguerra c’è la necessità di recuperare l’umanesimo italiano che è «intimamente legato al verbo dantesco e anche alle inquietudini petrarchesche». Il suo concetto di umanesimo significa partire dalla grande Commedia dantesca per giungere a Machiavelli, Vico, la grandeur nazional-popolare di Alfredo Oriani, un Gramsci che non è mai stato antifascista integrale, fino al multiforme Gentile.
Il suo Dante è sconfinato, si muove attraverso decine di opere, tradotte in molte lingue, e che hanno giustificato il titolo di «ambasciatore di Dante nel mondo», straordinarie le Letture dell’Inferno. Come storico della filosofia, è invece autore di due monografie sui pilastri dell'idealismo italiano: Croce e Gentile.