Alla riscoperta di Selva, tra decorazione e intimismo

Alla Galleria Antonacci una personale dello scultore

La prima mostra documentata di Attilio Selva (1888-1970) si tenne a Roma nel 1912 al Circolo Artistico Internazionale di via Margutta. In continuità con quella tradizione oggi nel grande cortile al numero 54 della celebre strada si aprono alcune gallerie. Come quella di Francesca Antonacci che propone fino al 27 giugno il triestino Attilio Selva, scultore raffinatissimo, discepolo a Torino del simbolista Leonardo Bistolfi, sedotto dal fare grandioso di Ivan Mestrovic e precursore della stagione del «ritorno al mestiere» invocato nel 1918 da Giorgio De Chirico. Ma sconosciuto malgrado le molte opere che adornano edifici e luoghi pubblici di tutta Italia: a Roma le decorazioni per la casa dei ferrovieri, la fontana di piazza dei Quiriti, il Lanciatore di giavellotto, il Pugilatore, il Discobolo e il Fromboliere del Foro Mussolini.
La mostra, accompagnata da un pregevole catalogo curato da Giovanna Caterina De Feo e dalla stessa Antonacci, propone una trentina di sculture, fra cui alcuni capolavori indiscussi, e bozzetti, studi, disegni. Tra questi il logo della rassegna, Ritmi, un grande gesso patinato che simula il bronzo del 1915 che colpisce per la posa geometrizzante anticipatrice dello stile déco e per la perfetta cesellatura. Esempi del nuovo corso dell’arte italiana di quegli anni grandi sculture come la miceìhelangiolesca Susanna, la Danzatrice colta nel suo incedere e Primula. Ma sono i ritratti l’espressione più alta e originale della creatività di Selva. Dal dolce Chierichetto al ritratto intimista di Mafalda a quello di Claudio per il quale s’invoca l’esempio di Donatello.
Galleria Francesca Antonacci, via Margutta 54, tel. 0645433036. Dal lunedì al venerdì 10-13/16-19,30, sabato 10,30-13. Fino al 27 giugno.