Alla riscoperta di Vecsey re ungherese del violino

Alla riscoperta di Ferenc Vecsey (Budapest 1893 - Roma 1935), uno fra i più grandi violinisti ungheresi e uno fra i maggiori di tutti i tempi: con la precocità e i talenti innati d’un Paganini e la nobiltà stilistica dei David Oistrakh e, oggi, d’una Hilary Hahn. A dieci anni o forse meno suonava la Fantasia sulla Carmen del suo maestro Jeno Hubaÿ, erede della scuola di Vieuxtemps, in una registrazione acustica ammiratissima da tutti i violinisti a venire. Undicenne eseguiva a Berlino il Concerto di Beethoven su invito di Joseph Joachim, amico di Brahms, paladino del componimento beethoveniano e, in quel frangente, direttore d’orchestra. In questo cd-ritratto, il barone de Vecsey torna come compositore con brevi brani saldi e piacevoli, alla moda o classicheggianti, un tempo celebri (il Caprice fantastique del titolo) e violinisticamente all’altezza di bravura e gusto d’eccezione. Li resuscita il più noto violinista ungherese d’oggi, Vilmos Szabadi (al pianoforte, Zsuzsanna Homor). Solti lo chiamò per eseguire e registrare il Concerto di Bartók, le nostre società di concerti, chissà perché, lo snobbano.

Pezzi per violino e pianoforte di Vecsey (Hungaroton)