RISCOPRIAMO LA SPIRITUALITÀ

La domanda è: perché? Perché qui in Liguria abbiamo questo triste e poco invidiabile record di matrimoni che finiscono con una separazione? Il Rapporto Eures parla di «intollerabilità della convivenza», che in altre parole significa non sopportarsi più. Il problema, però, è che a lasciarsi non sono soltanto giovani coppie ancora in via di rodaggio. Un errore di valutazione può anche portare ad un matrimonio sbagliato. Ma a lasciarsi sono anche coppie che convivono da dieci, venti e anche trent’anni. Perché?
Mi rendo conto che le risposte potrebbero essere molteplici e tutte con un qualche fondamento. La vita è quanto mai sfaccettata e non è uguale per nessuno. Cercherò dunque di fornire una risposta personale, ben cosciente che sarà soltanto un granello di sabbia in un deserto pieno zeppo di motivazioni.
A mio avviso alla base dell’errore che porta ad un matrimonio che era meglio evitare, c’è la scarsa consapevolezza del significato di questa parola. La Liguria è in testa alla classifica, è vero. Ma le regioni che la seguono non è che siano molto distanti come valori. Per cui si può tranquillamente affermare che il fenomeno sia piuttosto esteso e di portata nazionale, decimale più o decimale meno.
Non mi piace parlare di fatti personali, e non lo ritengo neanche giusto. Tuttavia, visto che siamo in argomento, posso definirmi uno di quegli uomini felicemente sposati da 26 anni, amo moltissimo mia moglie, ho un figlio ventenne che adoro e vorrei che questi sentimenti ognuno li potesse provare nel proprio nucleo famigliare. Tuttavia ritengo che per arrivare a formare una famiglia ci vuole qualcosa di più che un semplice accordo tra un uomo e una donna. Non basta la sola attrazione fisica o l’infatuazione, quando c’è. Credo che volersi bene, volere l’uno il bene dell’altro, debba essere accompagnato ad una parziale rinuncia al proprio egocentrismo. Decidere di vivere con una persona significa soprattutto averne stima, essere disponibili a far posto nel proprio intimo alle esigenze dell’altra. E questo, ovviamente, deve essere reciproco. Soltanto quando due realtà si uniscono fino a diventare una sola, quando non ci si sente liberi se non si ha a fianco proprio quella persona, quando non si riesce ad apprezzare ciò che la vita può dare se non lo si condivide, ebbene allora e solo allora si dovrebbe decidere che è venuto il momento di sposarsi. E perché tutto questo si realizzi è anche necessario riscoprire la spiritualità, cioè quei valori che non si limitano ai beni materiali, che comunque servono. Ecco, forse è proprio questo il male del nostro tempo. Quando il denaro e la «roba» diventano termini di paragone, e tutto il resta si adegua a quei parametri, anche la dimensione spirituale va a farsi benedire. E allora diventa difficile condividere la vita con qualcuno «nella buona e nella cattiva sorte». Quando la ricerca, qualunque essa sia, diventa soltanto personale, separare le strade resta sempre la soluzione più semplice.