La riscossa di Barasso, l’eterno secondo del Genoa

Luca Russo

Duecentosettanta minuti giocati, un solo gol subito, tante parate determinanti sia con il Pavia sia a Salerno, fisico alla Peruzzi. Nicola Barasso da Pompei in questa stagione rossoblù si è presentato così. E pensare che a giugno il suo contratto al Genoa era scaduto e stava per finire alla Sangiovannese. Poi la retrocessione del Grifone e la richiesta di Preziosi: «tu resti qui con noi». Ventiquattro anni il prossimo 21 novembre, Barasso di questo Genoa è già un veterano. E' la sua storia particolare a dirlo. Arriva sotto la Lanterna nel 1995 a soli 14 anni dopo una delusione cocente: l'esclusione da quel Napoli per cui lui ha sempre tifato.
Secondo il preparatore dei portieri partenopei infatti non era idoneo fisicamente, proprio lui che ora è alto un metro e ottantaquattro, pesa ottanta chili e ha muscoli da vendere. Finisce a giocare sul campetto parrocchiale di Pompei. «Ero molto deluso e volevo smettere» dichiarerà poi arriva la chiamata del Posillipo società nell'orbita Genoa. Ed eccolo così negli allievi rossoblù dove ritrova altri due scugnizzi della sua leva che rispondono ai nomi di Grieco e D'Isanto. Grande esplosività, altezza non stratosferica compensata da elasticità muscolare importante, il portierino conquista presto la stima dell'ambiente.
Nel '99 va a farsi le ossa alla Pro Ebolitana nel campionato dilettanti, poi rientra a Genova dopo un torneo di Viareggio da protagonista. Nicola Barasso diventa ufficialmente il terzo portiere rossoblù, ma per l'esordio, dopo tanta panchina, bisogna attendere. Arriva la stagione 2002-2003, è l'anno delle retrocessione, ma paradossalmente per Barasso è quello della sua affermazione. Entra in campo al 4' di Genoa - Ascoli (5 maggio 2003) per l'espulsione di Brivio e si presenta parando un calcio di rigore a Tentoni conquistando anche la stima della Nord. Poi ritorna al suo posto in silenzio, senza clamori e ora sembra essere arrivato davvero il momento della sua consacrazione. «Anche a Salerno ero molto emozionato - ha commentato - per me era un po' come un derby. Poi quel calcione in un scontro fortuito mi ha un po' stordito, ma sto già recuperando».
E bravo il Peruzzino rossoblù, lo scugnizzo di Pompei che ora sogna di rimanere titolare nonostante i concorrenti si chiamino Scarpi e Gazzoli. «Me lo dicono in tanti che assomiglio al portiere della Lazio - ha dichiarato - è sempre stato il mio idolo e continua ad esserlo. Certo, sogno di diventare come lui, ma di pane devo mangiarne ancora tanto».
E intanto si impone a colpi di pasta al pesto sotto la Lanterna.