La riscossa dei gregari d’Italia Tosatto piega allo sprint Moreni

Primo successo azzurro al Tour, al terzo posto il tedesco Sholz

Pier Augusto Stagi

L’italiano che non ti aspetti, in un Tour che finalmente torna a parlare italiano. Tre nei primi quattro, due ai primi due posti: cose da non credere, dopo aver raccolto quattro secondi posti e una serie infinita di bocconi amari, addolciti solo dalla prova di Cunego. Ieri è stata però la volta di Matteo Tosatto, veneto che corre per la formazione belga Quick Step, orfana del campione del mondo Tom Boonen. L’italiano ha messo la sua ruota davanti a quella del mantovano Cristian Moreni, che corre per la francese Cofidis, terzo il tedesco Ronny Scholz, quarto Manuel Quinziato. Per quanto riguarda la maglia gialla è restata sulle spalle di Oscar Pereiro, con dodici secondi di vantaggio su Carlos Sastre e trenta secondi sull’americano Floyd Landis. E oggi c’è la tanto attesa, temuta e decisiva cronometro: 56 chilometri, da Le Creusot a Montceau-les-Mines, dove Landis, l’americano originario della Pennsylvania, è dato come grande favorito di giornata, per le proprie doti di cronoman. Un americano che potrebbe succedere ad un americano: Lance Armstrong, di cui Landis è stato compagno di squadra, e dal quale si è separato non senza qualche «vaffa». «Lance è un prepotente», disse Floyd, carattere bizzarro, estroverso, di famiglia mennonita (una setta che rifiuta la modernità), che per correre ha dovuto farlo di nascosto dalla famiglia, allenandosi di notte.
Un Tour che potrebbe passare da un americano operato di cancro, ad uno da operare al femore. Landis fu investito da un’auto. Dalla frattura al collo del femore destro non è mai più guarito, pur operandosi più di una volta. Ora la parte sta andando in necrosi, per questo è stata già definita l’operazione, per inserire una protesi. Avverrà a San Diego, a fine agosto, nella clinica di Brant Kay, un luminare in trapianti ossei. Anche in questo Tour ha sofferto dolori impossibili. Dicono che l’altro giorno, nella seconda tappa alpina, quella che gli è costata dieci minuti di distacco e la maglia gialla, prima di risorgere sportivamente parlando il giorno dopo a Morzine (140 km di fuga solitaria; 5 colli da solo), abbia sofferto proprio all’anca. Non è un mistero, l’Uci, il governo del ciclismo mondiale, l’ha autorizzato a usare i corticoidi. Insomma, Landis sta male, dovrebbe essere a casa a curarsi: e invece è qui al Tour e al 99%, domani pomeriggio, sfilerà sui Campi Elisi come vincitore del Tour edizione numero 93.
Ma torniamo alla corsa di ieri, dopo aver parlato di ciò che succederà oggi e probabilmente domani. La tappa si accende sin dai primissimi chilometri. Al km 48 vanno via 15 corridori. Nessuno di loro fa paura in chiave maglia gialla. A una cinquantina di chilometri l’azione che poi decide la corsa, con i tre battistrada che si vanno a disputare la volata finale.
«Incredibile. Sono felice come non lo sono mai stato – dice felice Tosatto -. Ho corso un Tour ad inseguire per colpa di una botta al ginocchio che mi ha fatto penare le pene dell’inferno. Nessuno lo sapeva, solo i miei compagni erano al corrente. Sono caduto nella seconda tappa, sembrava una cosa da niente, passeggera, invece mi ha dato sempre più problemi. Ho anche pensato al ritiro, ma alla fine ho stretto i denti e oggi sono stato ripagato con una vittoria che mi rende felice», dice questo fedele gregario prima di Petacchi e poi di Boonen, che in carriera ha vinto sette corse e ha vestito nel 2000, per tre giorni, la maglia rosa al Giro d’Italia. Uno che la maglia rosa l’ha vinta per davvero e sogna di portarsi a casa quella bianca di miglior giovane del Tour è Damiano Cunego, che oggi dovrà difendersi in una crono che non lo vede certamente tra i grandi. «So che Fothen è molto più specialista di me – ha detto - ma dopo un Tour così duro, tutto può succedere. Io non sono un drago nelle prove contro il tempo, ma ci metterò il cuore, prima di cedere questa maglia», assicura il veronese.