La riscossa delle bariste Ora stare dietro il bancone è un mestiere da donne

Vanno forte soprattutto al Nord: nel 2011 sorpassati i colleghi maschi. Tramonta l’era dell'"oste della malora"

Non ci sono più i baristi di una volta. Adesso le bariste vanno via come il pane. La moda, detta tendenza di mercato, ha ormai preso piede, dovrei quasi dire corpo, nel nord dell’Italia, stando ai dati e alle rilevazioni della Camera di commercio di Monza e Brianza. Le percentuali crescono (in Lombardia nel 2011 c’è stato il sorpasso: 51% di bariste) e lo studio ha verificato che il Paese non è affatto unito, al Sud vige la regola del masculo barista al cientopicciento, anche se posso portare testimonianze di un cambiamento di usi e costumi, nel senso che tutti intendono. Aggiungo, sempre per esperienza personale, che passata la dogana di Chiasso, laddove la Svizzera parla italiano, il fenomeno è largamente diffuso e così mi è stato spiegato: chi si appresta a cominciare la giornata, abbisogna di un sorriso, di una luce chiara, contro il logorio della vita e della moglie moderna, un caffè all’alba, servito da una femmina non parente stretta ha un sapore diverso, eccitante e non soltanto per la caffeina, anche se potrebbe capitare di ritrovare, ahilui, la propria consorte o morosa a servire cappuccino o granita di caffè con doppia panna e cornetto caldo, dico brioche, per evitare equivoci.
Finiti i tempi di «oste della malora», avanza il bon ton, una certa educazione nel dire e nel fare, magari accompagnata da strizzatina d’occhio e generosa mancia: temo di cadere nella facile trappola dell’acchiappo, secondo buone maniere di noi maschiacci italiani pronti a travestirci da pappagalli dinanzi alle cocorite. Crolla, comunque, il muro del locale fumoso e fumante, del sito riservato in esclusiva all’uomo con gli attributi, laddove era possibile qualunque tipo di postura, di rumore, di parolaccia tanto tutti maschi siamo. Ehhno, la barista è un contraccettivo necessario anche se si registrano casi di camalle nel linguaggio. È una conquista, d’accordo ma vengono in mente i fotogrammi di Coyote Ugly, film di repertorio, con le bariste impegnate nel doppio lavoro, servire al banco e sullo stesso balzare, per incominciare a ballare di poco vestite ma di molto acciuffando clienti. I quali se ne fregano delle consumazioni o pensano di consumare diversamente, ubriachi di alcool e di gambe con tuttoappresso, sopra, sotto.
Orbene non dico che la nuova tendenza significhi che la barista debba trasformarsi in soubrette o pupa da cubo ma la svolta allarga il mercato del lavoro mentre la letteratura antica non prevedeva il ruolo riservato in esclusiva al sesso cosiddetto forte; al massimo, per le donne, un posto da fiammiferaia, da cameriera, da guardarobiera o alla cassa ma servire un whisky, alle due di notte, ad un avventore ubriaco, depresso, violento, giammai, non era corretto, immaginabile, dignitoso. Capisco anche che per molte signore e signorine, donne insomma, sia più affascinante scoprire al di là del bancone una cilindrata tipo Tom Cruise, nel film Cocktail, un barista al quale non era necessario andare di anche e di balletto per acchiappare clienti. Ma, ci risiamo, il sesso dovunque e comunque. Un unico dubbio: chi oserà attirare l’attenzione dicendo «barwoman, due caffè»?