Riscrivere la storia a nove generazioni di distanza

Kathleen Kent (nella foto) è una discendente diretta di Martha Carrier una delle donne accusate di stregoneria durante il «processo» che sconvolse le comunità protestanti e puritane del Massachusetts tra il 1691 e il 1692. La leggenda di Martha, donna forte ed anticonformista, è stata tramandata nella famiglia della Kent per generazioni, lei stessa la sentita raccontare più volte sin da bambina. Questo l’ha spinta ad indagare gli atti ufficiali della corte che condannò all’impiccagione più di venti persone e fece imprigionare in condizioni disumane moltissimi altri imputati. Il tutto a partire solo dalle testimonianze di alcune ragazzine, che sostenevano di aver subito il malocchio, o di confessioni estorte con la minaccia e con la tortura. Dall’unione delle fonti familiari e degli atti ufficiali è nato un romanzo storico, La figlia dell’eretica (Longanesi, pagg. 321, euro 17,60, traduzione di Laura Cangemi), che racconta le vicende di Martha e della sua famiglia, anch’essa perseguitata. Per Martha che a differenza di altri imputati rifiutò, anche sotto tortura, di confessare non ci fu speranza venne impiccata. Gli altri membri della famiglia, invece, si salvarono. Quando, infatti, la persecuzione raggiunse il suo culmine intervenne il governatore dello stato del Massachusetts sciogliendo la «corte» che si era autoconvocata a Salem. A chiedere il suo intervento furono alcuni dei pastori puritani più illuminati che insorsero contro i loro «colleghi» che avevano fomentato la caccia alla strega.