Risi attacca Veltroni: la sua smania di eventi danneggerà Venezia

Intervista con il regista sull’imminente apertura della rassegna romana: «Doveva essere un’iniziativa austera, ma è piena di divi»

Maurizio Cabona

da Roma

«Questo è e-ven-ti-smo». Dino Risi scandisce la tendenza di cui sarebbe a capo Walter Veltroni, «il sindaco cinofilo, no, cinefilo» che ha voluto la Festa del cinema di Roma. Evento che s'apre stasera, con il concerto di musiche da film di Nino Rota al Teatro dell'Opera, diretto da Riccardo Muti, e con il premio alla carriera per Sean Connery, di cui la Festa presenterà anche l'unica regia, un programma per la tv scozzese risalente al 1967.
«Questa tendenza - prosegue un Risi arruffato, che mi nega perfino il risotto alla milanese che cucina a casa sua meglio di certi cuochi - vuol mandare la gente al cinema. Ma come?».
Con la mondanità.
«Inizialmente, però, se ne parlava come di una rassegna seria...».
... Ma non scherza. Forse liquiderà la Mostra di Venezia, certo le limerà le unghie, ovvero le toglierà gli sponsor.
«È probabile. Ma io intendevo dire che della Festa si parlava come d'una rassegna austera, concepita senza tappeti rossi».
Agli albori, forse.
«E invece sono stati invitati molti divi».
Si stupisce?
«No, è giusto: la gente vuol vedere Di Caprio e la Kidman. Però così diventa un'altra Mostra di Venezia, quaranta giorni dopo. E gli effetti potrebbero essere quelli disastrosi che dice lei».
Festa ai Ds, Mostra al Prc con la complicità della Margherita. Scontro impari. Il prossimo settembre del Lido di Venezia potrebbe esser tranquillo come sognato dagli abitanti.
«In effetti ci sono in giro, non solo in Italia, troppi festival del cinema. E poi a Venezia manca un sindaco intraprendente come Veltroni».
E le manca l'interesse per la Mostra, mentre Roma - ami o no il cinema - ne ha bisogno. Così si spiega la Festa.
«Mi chiedo che cosa si voglia farne: tutta una Cinecittà? Veltroni fa il suo lavoro, certo, e lo capisco. Il cinema italiano cerca di galleggiare: capisco anche quello. Ma...».
... Ma?
«Ma dove hanno trovato altri cento e più film per la Festa? È un quesito che si è posto anche il mio “amico” Nanni Moretti».
Fra i film non ammessi dalla Mostra di Venezia e fra quelli già passati per altri festival, ma inediti in Italia.
«Quanti film si fanno?! Il pubblico correrà davvero in giro per Roma per vederli? Li proiettano uno qui e uno là... Lavoreranno i taxi!».
I tassisti che in luglio hanno paralizzato la capitale, ma che votano e che sono compatti... Ma lei perché non partecipa alla Festa?
«Ettore Scola me l'ha chiesto. Però ho la disgrazia di stare per non festeggiare i novant'anni (22 dicembre, ndr) e preferisco restarne fuori».
Una retrospettiva di suoi film non l'avrebbe impegnata molto...
«Quando voglio vedere i superstiti del cinema italiano, frequento gli ospedali. O la trattoria Otello alla Concordia, dove il mercoledì si radunano i giovani. Con venti euro mangiano. Prezzo politico».
E poi cantano: «Ma che ce frega / ma che ce importa»?
«Non lo so, ma vedo la Festa di Roma come occasione di belle tavolate, ben più che la Mostra di Venezia, dove tutto costa troppo. Però nemmeno Roma scherza, ormai».
Un sindaco deve pensare anche alle migliaia di posti di lavoro attribuiti a Cinecittà e al suo indotto...
«Cinecittà è ormai Cinepaese. Tutti quei teatri di posa servono all'unico cinema che si vende, quello per la tv, che ha bravi registi, bravi sceneggiatori, bravi attori. Ormai il pubblico vuole schiacciare un bottone e cambiare film senza dover uscire».
Ma s'annoieranno anche di non uscire.
«Per allora avrò smesso di uscire anch'io».