Risi: «È solo una cosa politica Veltroni è bulimico, cerca voti»

da Roma

«È morto qualcun altro?», chiede Dino Risi, anni 91, gran vecchio (e scettico) del cinema, uno che se lo chiami «maestro» non riattacca la cornetta solo per cortesia. Non è morto nessuno, per fortuna. In compenso parte la Festa di Roma, all'Auditorium, in linea d'aria poco più di un chilometro dal residence nel quale il regista vive da anni.
Ha letto che cosa teorizza Bettini? «La Festa serve a formare il pubblico del cinema, a diffondere e comunicare messaggi positivi in una società nella quale viaggiano ogni giorno tanti messaggi negativi».
«Dice davvero questo? Una frase orrenda, tipica dei politici. Suona bene e non significa nulla. Come quelle che si recitano ai funerali per parlar bene del morto. Non ho niente contro Bettini, mi dicono sia il gran suggeritore di Veltroni. Ma insomma... Leggo che porteranno tanti bambini alla Festa. Poi arriveranno i mutilati, i reduci, i carcerati, i pensionati. Sono voti, consenso. Serve ad avere in mano il Paese. Tutto fa brodo».
Magari esagera un po’.
«Guardi, m'è simpatico Veltroni, ha fatto anche cose buone per il cinema, sarei andato a votarlo alle primarie se le mie gambe reggessero meglio. Ma è uno di quei politici che non mollano la poltrona. Non sembra mai sazio. Del resto, l'appetito vien mangiando. Lei mi chiede della Festa. Non mi piace. Avrei preferito che potenziassero Venezia, Roma è una città dispersiva, il cartellone, per quel che so, è ripreso in buona misura da altri festival, non calpesterei il tappeto rosso neanche in carrozzella. Sarà che sono vecchio. Non ho più niente a che vedere col cinema, inteso come passerelle, tavolate, party, fotografi. Mi piacciono i film, e quelli posso vederli anche in tv».
Quest'anno la festeggiata d'onore è Sophia Loren. Lo sa?
«Sophia va dappertutto, viene pure a casa sua se la paga bene. I premi non sa più dove metterli, forse in cantina. La Lollo è più discreta. Ma non mi faccia litigare con lei. È stata una brava e bellissima attrice. Oggi mi sembra un po' prigioniera della propria immagine. Si aggiusta la faccia come la Pampanini. Oddio, lo fanno pure la Spaak e la Ferilli. Però fa ancora notizia a 75 anni, è il suo lavoro».
E se l'anno prossimo fosse lei il festeggiato?
«Spero d'essere già morto. Altrimenti troverei una scusa. Queste baggianate mi fanno ridere, anzi mi mettono tristezza. Andare a Venezia per ritirare il Leone d'oro alla carriera è stata una fatica immane. Una volta, per sottrarmi, ho detto che m'ero rotto una gamba. Ho sempre odiato i pranzi dove si è più di due persone. Tre sono già una folla».
Il suo amico Monicelli non la pensa così.
«Mario sta bene in salute, appena sente odore di fotografi corre. Se ci sono i pasticcini, meglio ancora. Gli basta morire dopo di me. Ma la prego, non mi faccia passare per un barbogio risentito. Io scherzo, alla mia età non mi frega più di niente. Però alla Festa non vado. E neanche leggerò gli articoli sui giornali. Mi pare una bolla mediatica, colpa vostra, dei media, possibile che non abbiate niente di meglio da raccontare?».
La star della giornata è Monica Bellucci. Le piace?
«Ma se l'ho lanciata io! Era una fiction, mi pare si chiamasse Vita coi figli. Gran bella donna, non una grande attrice. Però in Malèna era proprio brava. Ambiziosa, intelligente, ha fatto un buon uso di se stessa e del proprio corpo, ha imparato a parlare le lingue, porta bene i suoi 40 anni. Una diva da esportazione».